BEAR robot al salvataggio

Interessante sviluppo.
Il prototipo è costruito per i tipi del Pentagono che vogliono qualche genere di robot per recuperare e mettere al sicuro i soldati feriti sul campo di battaglia.
Il prototipo del BEAR (Battlefield Extraction and Retrieval Robot) è stato prodotto dalla Vecna Robotics per conto del DoD.
Se il prototipo supererà i test, non è improbabile che lo vedremo entro pochi anni sui campi di battaglia con i soldati USA.
Dalla forma e dalle immagini che rappresentano il BEAR direi che appare piuttosto agile e antropomorfo. Data la forza che deve essere in grado di sviluppare per sollevare e trasportare un soldato su una distanza elevata non dovrebbe essere un avversario da sottovalutare nei corpo a corpo. Probabilmente il prototipo e la eventuale produzione di serie delle prime versioni non sarà abbastanza agile e rapida da tenere testa ad un umano in un combattimento corpo a corpo, ma le versioni successive potrebbero essere ben all’altezza di un simile compito.
Di sicuro ricevere un colpo dall’arto superiore del robot non sarà una cosa piacevole.
Il robot appare in grado di rialzarsi facilmente, se rovesciato a terra e, con degli arti adatti, manipolare l’ambiente che lo circonda.

Interessante anche il fatto che, tra le applicazioni previste del BEAR, c’è anche l’utilizzo a livello opsedaliero o domestico del BEAR come ausilio per la movimentazione dei soggetti con gravi disabilità fisiche. Di sicuro il BEAR sarà molto popolare tra le infermiere negli ospedali e nelle case di riposo. Di sicuro la mia schiena ringrazierà molto.

Hezbollah: soldi facili, soldi falsi

Tblog: Hezbollah: soldi facili, soldi falsi
Divertente questa notizia riportata da Tblog.
Non mi stupirebbe particolarmente se fosse vera.
Nelle condizioni finanziarie in cui si trova, l’Iran non ha il denaro per ricostruire l’arsenale di Hezbollah in breve tempo, a meno che non decida di svuotare il suo. Non che la popolazione iraniana sia particolarmente felice di investire ogni anno 250 milioni di $ in Hezbollah.
Quindi, di soldi da spendere per ricostruire le case libanesi, fossero anche solo quelle degli shiiti fedeli a Hezbollah, non ci sono proprio.

Quindi ci sta tutta una manovra propagandistica per far finta di pagare soldi veri a una figurante, senza pagare poi nessuno in realtà; oppure di pagare con soldi falsi. Probabilmente potrebbe trattarsi solo di un mix delle due cose.
I miliziani più fedeli e importanti saranno risarciti dei danni subiti per intero, mentre altri riceverano somme molto meno importanti, in tutto o in parte con soldi falsi.

Interessante questi articoli su Le Guerre Civili, dove si parla di una interessante mossa strategica di USA e Israele, per vedere il bluff dei pacifinti terzomondisti europei e metterli nelle condizioni di far vedere esattamente quello che valgono; in un’altro articolo, Le Guerre Civili parla anche del petrolio, del gas naturale e delle condotte che girano per il mondo e di come sono legate alla politica mondiale di tutti i paesi, senza distinzioni.
In quest’ultimo articolo il mio commento è che, nel tentativo di assicurarsi dal controllo dei concorrenti / alleati, moltissimi paesi produttori stanno sviluppando reti di distribuzione del gas e del petrolio che, alla fine, sono ridondanti. Non posso far a meno di notare che l’invasione USA dell’Iran avrebbe come conseguenza l’apertura all’Occidente di tutto il Centro Asia, tagliando fuori completamente la Russia. Lo stesso effetto avrebbe anche la costruzione di un tratto di condutture che attraversasse il Mar Caspio e collegasse le condotte dell’Azerbaijan a quelle del Kazakistan e del Turkmenistan.

Scandalo Oil for Food e ONU

Norway mum on Iraqi bribes – Aftenposten.no

Risulterebbe dall’articolo pubblicato da Aftenposten che non solo 2.000 compagnie sono state implicate nello scandalo “Oil for Food”, ma che il governo norvegese, attraverso il suo ambasciatore all’ONU sapesse bene quello che succedeva, ma che si sia guardato dal denunciare la cosa per paura di perdere delle commesse in Iraq.

Alla faccia di quelli che protestavano con lo slogan “No blood for oil”; questi sono i classici corrotti che poi vengono a farti la morale.
Tutti pronti ad aiutare Saddam pur di salvare gli affari.

Ammutinamento sul Volo 613 in Spagna

L’ ammutinamento dei passeggeri sul volo 613 mostra che la situazione emotiva dei comuni passeggeri inglesi è molto vicina al punto di rottura.

L’articolo del Daily Mail chiarisce che il comportamento dei passeggeri non è stato particolarmente emotivo durante la protesta, semplicemente si sono rifiutati di imbarcarsi o sono scesi dall’aereo, in quanto percepivano i due “asiatici” (vocabolo usato nella stampa inglese per indicare i pakistani) come una minaccia alla loro sicurezza e a quella del volo.

Molti passeggeri erano con le loro famiglie in vacanza e non volevano rischiare. In un volo commerciale con individui soli che si muovono per lavoro, probabilmente non sarebbe accaduto; la maggioranza avrebbe ingoiato i dubbi invece di esprimerli.
Notare che sono stati i passeggeri più giovani a dire “quelli assomigliano ad attentatori”, il che mi porta ad accostare la cosa alla favola dei “Vestiti nuovi dell’Imperatore”.

La cosa più preoccupante o confortante è che i passeggeri non si sono comportati in modo emotivo o irrazionale mentre abbandonavano l’aereo o rifiutavano di imbarcarsi, il che indica che il comportamento era dettato da una percezione di pericolo probabile ma non imminente, che ha fatto loro compiere una scelta razionale.

“Some of the older children, who had seen the terror alert on television, were starting to mutter things like, ‘Those two look like they’re bombers.’

“Then a family stood up and walked off the aircraft. They were joined by others, about eight in all. We learned later that six or seven people had refused to get on the plane.

“There was no fuss or panic. People just calmly and quietly got off the plane. There were no racist taunts or any remarks directed at the men.

“It was an eerie scene, very quiet. The children were starting to ask what was going on. We tried to play it down.”

Le persone assegnano un determinato livello di fiducia agli sconosciuti, spesso in modo razionale, altre volte in modo inconscio. Alcune caratteristiche evidenti possono modificare il livello di fiducia che viene assegnato allo sconosciuto: ad esempio il luogo in cui lo si incontra, il colore della sua pelle, i vestiti che indossa, la lingua che parla e molti altri fattori.
Quello che si può dedurre è che il livello di fiducia che i passeggeri erano disponibili ad associare a due “asiatici”, che parlavano in “arabo”, e si comportavano in modo sospetto era tanto basso da non voler rischiare la vita delle proprie famiglie.

I mussulmani sono una minoranza con cui appare sempre più difficile convivere nel rispetto reciproco; quindi esiste un incentivo per i non mussulmani a dissociarsi sempre più dai mussulmani, o almeno da chi appare mussulmano. Non potendo distinguere tra un mussulmano buono e uno cattivo, tutti i mussulmani sono temuti. Dato che non esistono molti incentivi ad associarsi ai mussulmani, la conseguenza è che li si respinge sempre più.

La Tempesta sull’Islam si addensa

Negli ultimi giorni ci sono sati parecchi post nella blogosfera inglese che chiedevano che si chiarisse quale dovrebbe essere la risposta dell’Occidente in caso un complotto terroristico come quello degli ultimi giorni in Inghilterra o peggiore riesca.
Insieme a questi c’è l’avviso ai mussulmani di smetterla di comportarsi come se il terrorismo islamico non fosse un loro problema; perché la tensione tra la popolazione dell’Occidente (ma forse sarebbe da dire di tutto il mondo) e la popolazione mussulmana sta continuando ad accumularsi e sta raggiungendo livelli pericolosi.

Muslims Be Warned: We Will Give You A Beating Worse Than Any Allah Has Given You Thus Far
Fitzgerald: What would have followed?

Dopo tutto, anche se i governi dovessero scegliere di non agire in modo energico, ci penserebbero gli elettori a risolvere la situazione in due modi:

  1. Cambiando il governo con uno più vicino ai loro orientamenti
  2. Prendendo la materia nelle proprie mani

Quello che trasforma una situazione difficile in una situazione disperata è il rifiuto delle comunità islamiche di isolare in modo efficace gli estremisti e di condannare in modo non equivoco gli atti di terrorismo.
Per ora, l’illusione che maggiore tolleranza, comprensione e comunicazione possano cambiare lo status quo tiene; ma si può dire che tiene più per un riflesso condizionato e la mancanza di volontà di adottare misure adeguate; l’idea che si possa incassare qualche colpo e lasciare il fenomeno esaurirsi da solo con il tempo e l’integrazione.

Quando l’illusione si dissiperà, inizieranno tempi molto duri per tutti.

Sfortunatamente non è così; molti islamici rifiutano di integrarsi nella società occidentale e si isolano nelle loro comunità, tentando di ricostruire la sociatà da cui provengono (a volte in modo anche più radicale rispetto all’originale).
Molti altri temono i loro connazionali, correligionari o parenti nelle comunità di immigrati e smettono spesso di tentare di integrarsi, dato che non arriva loro nessuna protezione dalle forze dell’ordine.
Quelli che nonostante le difficoltà cercano comunque di integrarsi, spesso pagano un prezzo fin troppo caro (la vita o più spesso l’isolamento sociale e il timore di aggressioni).

Interessante l’articolo di Diane West sul Washington Times, Retool U.S. war.