L’insostenibile peso della realtà

O di come il Papa sia un cattolico e il dialogo interreligioso un mezzo e non il fine.
Ma questo la maggioranza dei giornalisti e dei politici non lo può capire .
Il fine dei giornalisti è un monologo continuo, come sono tanto abituati a fare dalle pagine dei giornali; il fine dei politici è una discussione eterna in un comitato, che nulla produrrà di utile, ma che giustifica la loro esistenza.

Il grande tiro al tacchino talebano

Con riferimento ad un’altra battaglia dove i tacchini avevano gli
occhi a mandorla
e meritavano molta più considerazione.

L’articolo è interessante, ma anche la discussione che ne è seguita:

Intanto un numero interessante da parte di un lettore alla domanda di un’altro:

I’ve been keeping a running total. Since April 1 (~start of Taliban campaign to force NATO out of Aghanistan) :
Number of coalition deaths due to hostile action (not including accidents) = 79
Number of Taliban killed or captured = between 2350 – 2650

Un rateo di perdite di 79:2500 in meno di sei mesi a favore della NATO (ma dato il ritmo di perdite talebane potrebbero arrivare anche a 3.000 prima della fine del mese).
Un rateo di perdite di 1:30 a favore della Coalizione non è male. E per i Talebani deve essere un dolore atroce.

Tenuto conto che i numero che i talebani stessi danno delle loro forze è di 12.000 (10.000 secondo gli ufficiali NATO).

Questo significa che, tra una cosa e l’altra, tra 1/4 e 1/6 delle forze talebane sono distrutte.
I sopravvissuti avranno molto di cui discutere in nei loro “santuari” in Pakistan, durante l’inverno.

Altra cosa interessante
A little know fact is there are over 1,000 French troops in the region, including special forces units that are hunting al-Qaeda and Taliban fighters in the harsh mountains. Two French soldiers were recently killed fighting the Taliban. The French rarely release numbers of the Taliban and al-Qaeda killed during operations, and the numbers are high. The operations are truly ‘dark.’

Quindi, in teoria potremmo essere anche oltre i 3.000, dato che i
francesi sono famosi per non farsi molti problemi in battaglia.
In Africa lo sanno bene.

E qui la parte interessante, da cui si vede che le discussioni in
alcuni blog possono portare spunti e informazioni molto interessanti:

Taliban’s STRATEGY for 2006 has been well publicized by them. In 2006 NATO has assumed responsibility for South Afghanistan(troops are mostly Canada, UK , Holland, Australia). The Taliban thinks that the political support for this mission is weak. They think that if they kill sufficient numbers of NATO troops this year, NATO political support will collapse and NATO troops will pull out. From their point of view., the important factor is killing NATO troops. Number of Taliban killed is not important in their calculation. Apparently, they think they can sustain high casuality rates

The TACTICAL implemetation of their strategy is to send as many Taliban across the border as possible. It seems they think that skill level is not as important as numbers. There mission is killing as many NATO as possible. Therefore, they are not engaging in hit hand run. They take some ground expecting that this will force NATO to engage with the Taliban. And engagement will result in NATO casualite. I am sure they realize that holding ground will result in NATO bringing their supperior air and artillery to bear and that they will take high casualites. This is considered acceptable IF it also means that NATO will take casulties.

[discussione dei punti precedenti e traduzione con riassunto per chi
non sa l’inglese)

Se questa interpretazione è corretta, cosa che penso sia, i Talebani
stanno concentrando i loro sforzi e le loro truppe contro le forze
NATO e non contro le forze USA, dato che percepiscono le forze NATO
come vulnerabili dal punto di vista politico in caso di perdite e
forse meno efficaci ed efficenti delle truppe USA in battaglia.
Perdite elevate significa, secondo i talebani, che i governi
ritireranno le truppe.

Cercando di causare il maggior numero di perdite alle forze NATO nel
sud, i talebani stanno non solo buttando in Afghanistan tutta la carne
da cannone di cui dispongono, ma la stanno usando per conquistare e
tenere delle posizioni, sperando di spingere le truppe NATO in
combattimento ravvicinato e magari riuscire a infliggere un certo
numero di perdite (magari sopraffacendo un plotone, con un po’ di
fortuna).

Apparentemente, i Talebani hanno assemblato gruppi della dimensione di
una Compagnia o di un Reggimento (100-300 uomini) a questo scopo.
Credo che da parte dei militari NATO la cosa non sia passata
inosservata e, dato che la strategia era dichiarata, hanno deciso di
lasciarli fare.

Una volta data al nemico abbastanza corda, le forze NATO hanno
posizionato le loro forze di terra in posizioni di blocco e di difesa,
e hanno usato l’aviazione per martellare i talebani, mentre da terra
impedivano loro di fuggire, ritirarsi o semplicemente muoversi.

Tutta la strategia sembra non aver funzionato gran che, dato che il
numero dei morti della NATO è basso, e non sembra aver un effetto
politico particolare. In compenso, il numero di morti dei talebani è
talmente alto da far pensare ad un mattatoio, o alle offensive suicide
iraniane durante la guerra Iran/Iraq.

Questa situazione mi fa venire in mente (IMHO) un tentativo dei
Talebani di ripetere una Offensiva del Tet, alla Battaglia di
Stalingrado e alla Guerra d’Inverno tra URSS e Finlandia.

La Battaglia di Stalingrado, perché è una battaglia con motivazioni
prettamente politiche (provocare abbastanza perdite NATO da far
crollare il supporto politico alla guerra contro i Talebani) che non
tiene conto dei costi umani e materiali di una simile scelta.

La Guerra d’Inverno, per il pauroso gap tra le perdite da un lato e
quelle dall’altro. Solo che quella volta i finlandesi erano in netta
minoranza di mezzi e di uomini e combatterono magnificamente ed
intelligentemente le disordinate orde sovietiche, mentre adesso
abbiamo dei combattenti talebani che, in netta minoranza di mezzi e
con uomini malamente addestrati, compiono delle azioni militarmente
assurde e poco dissimili dal suicidio.

L’Offensiva del Tet, perché dovrebbe avere un impatto sulle opinioni
pubbliche europee, come lo ha avuto sulla opinione pubblica americana
nel 1968. Una offensiva militarmente disastrosa e politicamente
vincente (grazie alla stampa degli USA).

L’errore fondamentale sta nell’aver sottovalutato la forza e la
capacità delle truppe NATO di infliggere perdite pesanti e di subirne
poche.
Non una sorpresa, se si pensa che i paesi coinvolti hanno sostenuto
due guerre mondiali sul loro territorio, con gli eserciti più potenti
dell’epoca. Evidentemente, al contrario di quello che pensano alcuni
americani e molti islamici, il pacifismo europeo non è un tratto
genetico selezionato dalle due guerre mondiali ma solo uno sfogo
dell’antiamericanismo di sinistra e di destra.

Un’altro errore fondamentale è stato quello di pensare che i paesi
NATO fossero maturi per cedere in Afghanistan, come molti hanno ceduto
in Iraq (Italia in testa, ma anche altri).
Al contrario, la valutazione è stata errata in più punti:

Primo, ritirandosi dall’Iraq, i governi europei tendono a distanziarsi
dalla “guerra americana” a Saddam principalmente per ragioni interne
(antiamericanismo), ma non volendo in alcun modo essere percepiti come
deboli verso il terrorismo (lezione appresa negli anni 70 e 80) hanno
praticamente spostato le truppe dall’Iraq all’Afghanistan per marcare
il loro sostegno alla difesa di un membro della NATO (disertare gli
impegni di difesa di un membro della NATO sarebbe un passo molto grave
con gravi conseguenze di politica interna ed estera). Per quanto
detestino il rischio di perdite militari, nessun politico della NATO
vuole essere il primo a scappare dall’Afghanistan e rischiare di
ritrovarsi fuori dalla NATO e dal suo ombrello protettivo.

Secondo, il fatto che il contingente NATO sia formato da più nazioni
fa si che il conteggio delle perdite sia smembrato in numeri più
piccoli. Gli italiani riportano le vittime italiane, i francesi quelle
francesi e così via. Il che da l’impressione di un numero di morti
inferiore al reale.
Raramente viene fatto un totale complessivo come per le truppe USA in
Iraq. E dato che il contingente in Afghanistan è di molto inferiore a
quello in Iraq, il totale delle morti è molto più basso.
Sommando le due cose, il risultato sull’opinione pubblica è di una
notizia ogni tanto di qualche morto in azione.

Il che ci porta al Terzo punto.
Cioè, in Afghanistan manca la copertura mediatica che c’è in Iraq.
Il paese è mediamente più pericoloso (o percepito tale) da parte dei
giornalisti; quindi lo evitano come la peste (a parte quelli veri).
Data la carenza di vie di comunicazione, arrivano pochissimi filmati
della guerra e la copertura massmediale si limita praticamente a Kabul.
Aggiungiamo che la guerra in Afghanistan è una cosa imbarazzante per
la stampa (che tende pesantemente a sinistra in generale). Non può
essere negata la giustezza dell’intervento causato dal 9/11, ma non
può neanche essere enfatizzata troppo, perché va contro l’ideologia
politica della maggior parte dei giornalisti e dei politici.
Quindi le notizie vengono date con pochi dettagli, con parsimonia e in
modo sbrigativo, ogni volta che è possibile.
Questo rende la guerra meno visibile all’opinione pubblica sia nelle
notizie positive (ovviamente “Stiamo vincendo” non vende secondo il
giornalista medio), ma anche per quelle negative (il che rende la
strategia talebana inefficace).

Le notizie apparentemente negative di questo periodo coinvolgono il
ritiro da parte dell’Esercito pakistano dal nord ovest del paese (zone
tribali, Waziristan, etc.) dopo un accordo con i capi tribali.
Questo in pratica lascia la zona in mano alle tribù, ai talebani e
al-Qaeda.

Sebbene sia una notizia negativa, questo lascia il campo aperto alle
forze USA per poter agire indisturbate contro al-Qaeda e i talebani,
senza rischio di incontrare truppe pakistane o che le truppe pakistane
allertino i talebani una volta avvisate delle operazioni degli USA.

Se aggiungiamo che la forza incaricata di localizzare e neutralizzare
bin Laden e Zawahiri (e che ha neutralizzato Zarkawi) ha già
neutralizzato una base di al-Qaeda dentro il Pakistan dove si
addestravano le reclute per la guardia personale di bin Laden;
il il comandante dell’unità ha il permesso e privilegio di entrare in
Pakistan come e quando vuole se l’obiettivo dovesse essere individuato
“l’autorità segue l’obiettivo”, senza chiedere permessi a nessuno.

Si sa già che il Pakistan non muoverà un dito e si limiterà ad una
protesta formale, se le incursioni avverranno solo in casi estremi.

Mirco

Governo, Call Center e le Basi dell’Economia

Leggo le riflessioni di Michele Antonelli sulla questione dei Call center e mi trovo a scoprire l’ennesima persona intelligente che non ha nessuna nozione di economia reale, o per lo meno è molto brava a nasconderlo.

Gli errori basilari sono leggibili già dal primo paragrafo:
Il primo errore è la convinzione che il governo possa intervenire sulla dinamica salariale senza influenzare la dinamica occupazionale o, per semplificare, pensare che obbligare i datori di lavoro ad aumentare i salari non causerà una diminuzione degli occupati o uno spostamento dell’occupazione all’estero.
Il secondo errore è quando chiede se “Lettrici, lettori avete mai visto un mercato che si turba?“.
I mercati si turbano per molto meno ed in Italia abbiamo visto abbastanza interventi statalisti che volevano controllare per legge i mercati. Già il fatto che le regole possano e vengano cambiate regolarmente, secondo la volontà di chi sta in un ministero o di una assemblea eletta con un margine dello 0,2%, produce una distorsione del mercato. Chi volesse investire, cosa dovrebbe pensare, se non che domani le regole potrebbero cambiare ancora per adeguarsi alla necessità politica di questo o quel partito? Ovviamente a spese degli investitori.
Il terzo errore è dare una connotazione moralistica alla discussione, dando agli imprendori degli “pseudo-imprenditori” e accusandoli di lamentarsi per il non poter comprare alla moglie la terza automobile. In primo luogo, se quegli pseudo imprenditori rischiano il loro capitale nelle loro imprese, trovo che sia più che giusto che possano godere tutti i frutti del loro lavoro nel modo che meglio credono. Se hanno una moglie che vuole la terza automobile, il problema è solo loro.
Il quarto errore è lamentare che il personale dei Call Center viene pagato poco e male, paragonandoli ad agenti di commercio. Se un dipendente di Call Center volesse fare l’Agente di Commercio cosa lo ostacola? Non risulta che i dipendenti dei Call Center vengano costretti con la forza a lavorarvi, tutt’altro. Quindi, l’unica risposta che mi so dare è che non trovino delle alternative migliori ai Call Center.
Il quinto è l’arrabbiarsi se “
La cosa grave è che Atesina minacciali Governo di spostare alcune attività di call center all’estero, dove troverà sicuramente il modo di triplicare i propri utili a scapito sicuramente di povera gente e società dove il costo del lavoro è addirittura a livelli di terzo mondo.
Ovviamente, se Atesina sposta i Call Center nel Terzo Mondo vuol dire che troverà costi del lavoro da Terzo Mondo. Ma se fosse vero che “troverà sicuramente il modo di triplicare i propri utili“, mi domando perché non lo abbiano già fatto comunque; anzi se fossi un loro azionista mi arrabbierei notevolmente se non lo facessero. In quanto alla “povera gente del Terzo Mondo“, sono certo che sarebbero felici di essere sfruttati da una società che li facesse lavorare seduti davanti ad uno schermo di computer per 3$ al giorno invece di essere senza lavoro o a far mattoni di fango a 1$ al giorno.
La sesta è l’accusare gli imprenditori che lavorano all’estero e poi importano i prodotti in Italia per venderli di affossare l’economia nazionale. Un vecchio e ricorrente errore mercantilistico e protezionistico. Al contrario, se l’imprenditore e l’azienda italiana producono o comprano una merce all’estero e la vendono in Italia con profitto, aiutano comunque in modo indiretto l’economia italiana. Certo non aiutano chi viene spiazzato da quella merce, ma tutto il resto della popolazione ne ha un vantaggio economico certo (le restano più soldi in tasca). Con il risparmio generale prodotto, diventa possibile incrementare i consumi di altre merci e servizi.

Comunque, in una cosa Michele Antonelli ed io siamo (quasi) d’accordo:
Il gioco correre all’estero per sfruttare la povertà altrui, prima o poi arriva alla fine”.
Ma ovviamente non per le stesse ragioni.
La fine arriverà non perché qui si sarà più poveri a causa delle importazioni, ma perché di li saranno più ricchi e non avranno voglia di lavorare nei Call Center. E quindi la necessità di redistribuire la ricchezza (immagino sempre quella altrui, mai la propria) non si porrà, dato che si sarà risolta da sola.

L’ultimo paragrafo è divertente:” Nelle scuole e nelle università oltre che insegnare gli aspetti tecnici di un indirizzo, si dovrebbe creare un modo nuovo di pensare all’impresa, come un padre fa con i suoi figli. L’etica e il rispetto stanno prima di ogni cosa.
Aggiungiamoci anche lo studio, prima di tutto, dei fondamenti dell’economia reale e non di quella immaginaria. Leggere Mises o Hayek non ha effetti collaterali.

Mussulmani britannici che combattono con i Talebani

La parte migliore della notizia è che molti di questi finiranno per farsi ammazzare in Afghanistan.
La parte peggiore è che i sopravvissuti potrebbero ritornare con capacità militari maggiori e la formazione ideologica per far danni in Europa.
La domanda più maliziosa è “Quanti sono i cittadini britannici mussulmani che combattono in Afghanistan contro i Talebani?”.

Vittime innocenti

Be’ fino ad un certo punto:

Hizballah organizing children’s militias: “A nation with suicide children is a victorious one.” – Nasrallah deputy

Una posizione che Diliberto troverà “perfettamente normale”(TM).

Interessante anche l’età dei miliziani: 10-15 anni (perfettamente a norma con la legge Islamica immagino – avranno guardato se avevano i peli pubici prima di arruolarli).