Il futuro della medicina

Come prevedeva James Hughes in un articolo per BetterHumans (e tradotto da me per Estropico) di alcuni anni fa, la medicina sta per essere rivoluzionata dal progresso tecnologico in campi differenti come l’elettronica, i computer, la programmazione, la microfluidica e altri ancora. Questo perché abbassandosi i costi correlati alla tecnologia utilizzata e migliorando le prestazioni della stessa tecnologia, le persone comuni diventano sempre meno dipendenti dai medici per la diagnosi e la cura delle loro malattie e condizioni.

In questo post, Estropico riprende un articolo del “Journal of American Physicians and Surgeons” intitolato “Revolutionizing 21st Century Medicine with Consumer-based Diagnostics
and the Internet” (PDF originale qui) che prende in esame i progressi della diagnostica e la differenza tra un sistema regolato (la medicina umana) e uno non regolato (la medicina veterinaria).

Non sorprende che un veterinario possa fare molto di più per un animale di quanto possa fare un medico. Il sistema è molto meno regolato e i veterinari sono esposti al mercato e quindi ricompensati per il loro lavoro in dipendenza della qualità e quantità del prodotto e del servizio che forniscono.

Robinson, l’autore dell’articolo, afferma che l’industria dei laboratori clinici ha un giro di affari di 100 miliardi di $ all’anno ed è il più grande e potente monopolio (di fatto) della storia dell’umanità: “This is the most powerful and highly paid monopoly in human history—now demanding 17 percent of the entire annual gross domestic product of the United States in return for its services.” Il 17% del PIL USA è circa 4 volte la percentuale del PIL USA dedicato alla difesa.

Rompere questo monopolio e rendere il consumatore re del mercato della diagnostica significa migliorare ed estendere la vita media delle persone e liberare decine di miliardi di $ ogni anno per lo sviluppo economico e la ricerca scientifica e tecnologica. E ridurre il potere delle oligarchie statali di controllare la vita dei cittadini.

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Visualizzazione pentadimensionale (fertilità nel tempo)

Mapping Strategy riporta l’esistenza di questo interessantissimo strumento di visualizzazione dei trend di Google: GapMinder.
Permette di visualizzare l’andamento nel tempo, con una semplice animazione di alcune interessanti variabili.
Mapping Strategy riporta, in particolare, la relazione tra Aspettativa di Vita e Reddito, nel tempo dei vari paesi e aree mondiali.

Quello che ci interessa di più, comunque, è la relazione tra fertilità femminile (numero di figli per donna) e l’aspettativa di vita media della popolazione.
Se si selezionano i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, si può notare che l’aspettativa di vita media è cresciuta velocemente fino a quasi raggiungere i livelli occidentali, mentre, a parte poche eccezioni che sono solo in ritardo sul trend generale o di cui non abbiamo i dati storici (Yemen, Afghanistan, Iraq) la fertilità media è diminuita rapidamente in quasi tutti i paesi in esame in modo netto e significativo e il trend non sembra essere in nessun modo intenzionato a faermarsi molto presto.
Le indicazioni sulla fertilità di vari paesi indicano che non ci si può aspettare più una significativa ondata migratoria proveniente da loro, come facevo notare in un post precedente. La Turchia, per esempio, nel 2004 aveva una fertilità di 2,2; esattamente il valore per mantenere la popolazione stabile. Il che significa che ogni persona che emigra è una persona in meno che vive in Turchia. Lo stesso vale per i paesi del Maghreb, con la Tunisia al di sotto del livello di sostituzione e Marocco e Algeria poco al di sopra (2,4 – 2,5). Il trend è inequivocabile, una volta osservato nel tempo. Il che significa che in Europa, l’immigrazione ha ottime probabilità di provenire da paesi dell’Africa sub sahariana, che sono gli unici con una fertilità consistente ed una aspettativa di vita molto bassa.
Il che lascia l’Eurabia realizzabile solo dagli immigrati islamici già arrivati negli anni passati. Però, abbiamo già visto in precedenza che anche la popolazione islamica europea sta rapidamente allineandosi agli standard di fertilità degli europei autoctoni. Se il trend di unioni al di fuori del loro gruppo etnico è consistente con i dati francesi, questo significa che circa il 20% si sposerà con appartenenti ad altri gruppi e tenderà ad adottare i costumi nazionali (essendo, in pratica, i figli al di fuori di entrambi i gruppi di origine). Il che implica, se il trend è costante, che gli immigrati saranno completamente riassorbiti in circa un pochi decenni.

L’unico ostacolo a questo esito è la possibilità delle componenti più integraliste e razziste di tenere con la forza gli individui che vorrebbero fuoriuscire dalla comunità per integrarsi. In questo caso, solo un adeguato intervento dello stato, per limitare questa dinamica può permettere ai vari gruppi di essere assorbiti e integrati nella popolazione autoctona, senza troppi traumi. Il che significa, in generale, avere la forza e la volontà di mantenere legge e ordine e la volontà di colpire senza riguardi i predicatori e i propagandisti che incitano all’intolleranza, alla violenza e alla divisione dal resto della popolazione e tutti gli elementi criminali.

Senza questo, l’integrazione può essere inibita per molto tempo. Il tempo necessario a produrre una reazione espulsiva degli europei autoctoni contro le popolazioni immigrate; probabilmente tutte le popolazioni immigrate e non solo quelle più facinorose.

Vaccinazione contro la depressione e altre notizie

La notizia è interessante è mostra la complessa relazione tra la nostra capacità cognitiva ed emotiva e l’interazione con l’ambiente circostante.
Che sia il caso di vaccinarsi con il Mycobacterium vaccae?

Anche gli altri post di Randall Parker (Futurepundit) sono particolarmente interessanti e ci riportano ad alcuni temi esposti in alcuni miei post precedenti:

MIT Computer Model Equals Brain At Rapid Categorization
Lo sviluppo di una qualche forma di AI (Intelligenza Artificiale) si fa sempre più vicino.
In questo caso al MIT sono riusciti a eguagliare le prestazioni del cervello umano nel riconoscimento delle forme; a quanto pare anche negli errori.
Il che ci fa presagire lo sviluppo di tecnologie che permettano di sostituire il lavoro umano in molti campi.
L’elevato costo della manodopera in Europa implica che queste tecnologie saranno utilizzate al più presto, una volta sviluppate commercialmente. L’Italia fu una delle prime a sviluppare la robotica nella produzione industriale proprioo per l’elevato costo della manodopera operaia. Questi sviluppi, semplicemente, spostano l’utilizzo della robotica anche fuori dalla fabbrica.

Denmark Fertility Boosted By Reproductive Technologies
La Danimarca ha una fertilità tra le più elevate dell’Europa, anche grazie all’ampio uso della fecondazione artificiale in vitro e di altre tecniche. Il 4.2% nel 2002, probabilmente di più oggi. Il che significalo 0,1 di differenza tra 1,9 e 1,8. Quando il numero di figli per mantenere la popolazione costante è di 2,1, la differenza è fondamentale per mitigare lo squilibrio demografico.
Quelli che si lamentano della denatalità europea sostenendo posizioni clericali dogmatiche si troveranno di fronte alla scelta di incentivare le tecniche riproduttive artificiali (e l’aborto e la distruzione degli embrioni sovranumerari) o accettare una minore fertilità di quella possibile.

Genetic Influence For Religiosity And Altruism
La religiosità e l’altruismo sono correlati (ok lo sapevamo già senza particolari studi scientifici), ma che fossero correlati geneticamente e che ci siano sempre più ricerche che lo sostengono è una novità interessante. Nasce prima l’altruismo o la religiosità? I recenti studi sulle scimmie mostrano che l’altruismo è già presente in varie forme, e quindi un comportamento altruista è preesistente allo sviluppo delle religioni. Quindi le religioni sono un modo che gli umani hanno sviluppato “recentemente” per codificare una serie di comportamenti altruistici e socialmente benefici. Ovviamente, gli elementi egoistici si sono adattati, per quanto possibile, per sfruttare a loro vantaggio, pervertendo quando possibile, la religione. E le religioni si sono adattate, mano a mano, per limitare questa possibilità di perversione delle loro regole.
Chi selezioni i propri figli per essere più religiosi o altruisti, dovrà selezionare anche una intelligenza superiore e altre caratteristiche che rendano più difficile che religiosità e altruismo vengano sfruttate a loro svantaggio o espresse in modo negativo per la società.

L’Eurabia è una strada in salita

Ho già accennato in un  post precedente che credo che l’Eurabia sia una possibilità remota e che le conseguenze di una mancata assimilazione culturale degli immigrati islamici saranno altre, meno catastrofiche ma non certo piacevoli. Vale, però, la pena scrivere e ragionare sul perché sono convinto di ciò.

In “France, Its Muslims and the Future” Randy McDonald analizza il trend del passato prossimo e remoto in varie parti del mondo al riguardo dell’influsso dell’immigrazione sulla cultura e sulla religione dei paesi di arrivo degli immigrati. La sua tesi, interessante e convincente, è che il pericolo che gli immigrati prendano il controllo di un paese (o di un continente, nel caso dell’Europa) sono piccolissime. D’altro canto, il problema dell’immigrazione e della non integrazione con la popolazione e la cultura autoctona sono vecchi come l’umanità (basta pensare alla storia dell’Esodo nella Bibbia). 

Il grosso del trand demografico che ha prodotto il gran numero di immigrati islamici (e non) in Europa data agli anni 60 e 70 del secolo scorso, coincidendo con l’abbandono dell’Algeria da parte della Francia e la necessità di Francia, Germania e più tardi dell’Inghilterra di manodopera immigrata. Manodopera che arrivò da numerosi paesi europei e extra-europei (tanto che, per esempio, durante la dittatura di Salazar, 1/10 dei portoghesi immigrò in Francia). Con la crisi economica degli anni ’70 del secolo scorso, l’immigrazione massiccia in Europa Occidentale è terminata e, poco dopo, anche l’elevata natalità nei paesi islamici.

Il crollo della natalità (sebbene ancoa superiore a quella autoctona) degli immigrati in Europa dipende in gran parte dall’inurbazione, dall’ adozione (volontaria o involontaria) di nuovi stili di vita da parte degli immigrati. D’altro canto, lo stesso avvenne e avviene nei paesi arabi e del maghreb (tanto che la Tunisia è già sotto ai due figli per donna). Il desiderio di un tenore di vita elevato, la necessità dei coniugi di lavorare entrambi per guadagnare abbastanza da poter vivere adeguatamente, la maggiore scolarizzazione (che ritarda la nascita del primo figlio), sono alcune delle cause che riducono il numero dei figli che possono essere cresciuti.

Inoltre, nei paesi del maghreb la situazione economica è abbastanza buona da inibire immigrazioni di massa, grazie alla globalizzazione, che sposta le fabbriche verso chi vuole e può lavorare e non chi vuole e può lavorare verso le fabbriche.

Il che ci porta alla considerazione che, esaurita la spinta dell’immigrazione dai paesi di origine sia per motivi demografici che per motivi economici e riducendosi velocemente il differenziale di fertilità tra immigrati e popolazione autoctona, oltre che alla grande propensione a sposarsi fuori dal proprio gruppo etnico/culturale/nazionale (il 40% degli immigrati maschi e il 20% delle femmine si sposa fuori dal suo gruppo e oltre la metà degli arabi o dei berberi non passa il suo linguaggio ai figli).

Questo porta alla conclusione che per integrare più facilmente gli immigrati e i loro figli, le scuole che insegnano in lingua differente da quella nazionale dovrebbero essere scoraggiate, almeno fino a che i bambini non sono abili con la lingua nazionale. Questo serve a rendere l’integrazione molto più facile e la mancata integrazione molto più difficile. Dopo tutto, il figlio di un maghrebino o di un arabo o di un pakistano ha delle difficoltà a farsi influenzare dalla propaganda jihadista, se non conosce l’arabo.

Ma, supponendo che il trend demografico non sia così favorevole, la strada per l’Eurabia è ancora molto ripida, stretta e sull’orlo di un dirupo, per chi la vuole seguire. Questo perché altri fattori congiurano contro la sua nascita.

Uno dei fattori principali che congiurano contro la nascita dell’Eurabia è il fattore economico. Se l’Europa, che è ancora uno dei motori della crescita economica mondiale sebbene ingolfato dallo statalismo e dalla burocrazia, dovesse cadere in uno stato di turbolenze politiche ed militari, dovute alla presa del potere di minoranze numerose di islamici (o di minime maggioranze), tutta la sua ricchezza sparirebbe in pochi anni. Questo perché un regime islamico (quale che sia) è estremamente inadatto a permettere ad una economia moderna di funzionare efficientemente ed efficacemente. Non c’è nessun paese islamico che possa dirsi una “tigre” economica, a causa dei regimi dispostici e corrotti (sia secolari che teocratici).

La presa di potere islamica su parti dell’Europa scatenerebbe una violenza da parte delle popolazioni autoctone che adesso e tenuta perfettamente (o quasi) sotto controllo dallo stato. Ma uno stato basa il suo potere sulla considerazione e la fiducia che hanno i suoi cittadini nella sua capacità di difenderli e dimostrasi forte. Uno stato debole non terrebbe sotto controllo gli islamici, ma neanche la sua popolazione non islamica. E questo non tiene neanche in considerazione la storia degli stati europei, che non hanno mai ceduto il potere su un metro di territorio senza una guerra o la minaccia di guerra.

Quindi, a meno che gli islamici non siano in grado di prendere il controllo in pochissimo tempo di tutto il continente, prevenendo una reazione della popolazione, al primo accenno di problemi, si troverebbero circondati da una popolazione ostile, privati del supporto dello stato sociale che permette a molti estremisti di vivere alle spalle della popolazione pacifica e non islamicae senza un facile accesso al supporto di altri stati islamici. L’Europa divisa in enclavi in lotta tra di loro è una impossibilità economica, in quanto delle piccole enclavi non sono economicamente autosufficienti, mancando di materie prime o della possibilità di commerciare. Se anche si formassero, potrebberpo durare pochissimo. La storia delle Krajine serbe è un esempio, così come quella degli stati crociati in Terrasanta.

Ma, supponendo che in Europa si formino dei gruppi islamici abbastanza forti da tentare di reclamare parti degli stati come proprie, facendo una “pulizia” religiosa delle zone sotto il loro controllo. Questo implicherebbe il crollo del sistema economico in Europa, e con esso, il crollo del welfare state che permette a tanti islamici di vivere a spese degli europei.

Non solo, anche eventuali stati islamici che volessero aiutare le enclavi mussulmane a difendersi o a espandersi sarebbero messi in gravi difficoltà dalla caduta dell’economia europea. Intanto perderebbero il primo o il secondo mercato mondiale per il loro prodotto principale, il petrolio. Petrolio che richiede investimenti considerevoli da parte degli occidentali, che hanno la tecnologia per rendere produttivi giacimenti difficili da sfruttare, manodoperà specializzata, investimenti considerevoli, etc. Il crollo dell’Europa implicherebbe la perdita di un fornitore di tecnologie e prodotti importante, come medicinali e cibo. Già adesso paesi come l’Egitto o l’Arabia Saudita sono dipendenti da massiccie importazioni di generi alimentari (e l’Egitto ne paga una parte con gli aiuti economici degli USA).

Aggiungiamo che senza l’Europa (che è la seconda potenza militare al mondo dopo gli USA), il M.O. e il mondo islamico sarebbero alla mercè delle mire espansionistiche di Cina e India, mentre gli USA sarebbero troppo impegnati a rimettere insieme i cocci dell’Europa, in cui hanno enormi interessi, così come gli europei hanno enormi interessi in USA. Accetterebbero gli USA che parti importanti della loro economia finissero nelle mani di potenze islamiche ostili? La storia del Kuwait dice di no.

La situazione dell’Islam attuale è quella dell’Impero spagnolo del XVI secolo. Il suo grande potere deriva dal denaro generato dal petrolio. Senza quel denaro, non è più possibile comprare favori politici in Occidente finanziando università, proselitismo e terrorismo. Come la Spagna del XV secolo, l’Islam è sottosviluppato economicamente e non produce nulla di significativo. Ha solo vinto del denaro alla lotteria del destino, ma si sta dimostrando incapace di amministrarlo (quelli che se la cavano meglio sono gli stati e i regni più piccoli, dove la spinta statalista è per forza di cose minore). Il che implica che una volta terminato il tesoro trovato, ritornerà povero come prima, se non di più. C’è un motivo per sui una popolazione è stabilmente più ricca di un’altra, e ha pochissimo a che fare con le risorse del territorio in cui vive.

Già adesso, con l’esaurirsi dei giacimenti più proficui e facili da sfruttare, gli stati islamici  si trovano nella condizione di scegliere tra una catastrofe economica e una cessione di concessioni significative verso le compagnie occidentali o comunque straniere.

La conclusione è che tra 10 o 20 anni, l’Islam sarà al massimo della sua estensione demografica, ma in una fase di sbilanciamento demografico e in una pessima situazione finanziaria (già adesso è tragica). Non esattamente il modo migliore per pensare di conquistare l’Europa o anche solo pensare di mantenere il controllo sul proprio territorio. Dopo tutto, il fatto che non ci siano notizie al riguardo di opere di proselitismo cristiano nei paesi islamici è dovuta più alla parzialità della stampa occidentale che ad altro. Inoltre, ci sono già alcuni indizi che fanno pensare che le nascite della popolazione autoctona europea ed occidentale non solo abbiano smesso di diminuire, ma stiano aumentando nuovamente. non sarebbe strano che tra 20 o 40 anni i paesi arabi e del maghreb siano in una fase di riduzione della popolazione e che i paesi europei siano in una fase di espansione demografica e mandino parte della sua popolazione a “ricolonizzare” quei paesi.

L’ultimo punto da tenere in considerazione, per comprendere quanto sia difficile la strada verso l’Eurabia, è un punto raramente preso in considerazione dai commentatori politici: il progresso tecnologico. Il progresso tecnologico moderno procede ad una velocità enormemente aumentata rispetto al progresso tecnologico del passato. Anche solo all’inizio del 1900, la tecnologia progrediva abbastanza lentamente da poter essere considerata un dato all’interno di una guerra o all’interno di un periodo di pochi decenni. Non più. Il passo del progresso è aumentato e aumenta continuamente. Il che significa che la tecnologia che oggi è solo immaginabile, tra pochi anni potrebbe essere disponibile e dopo anche meno tempo ampiamente diffusa. Ed in questo campo, i paesi islamici sono in una posizione anche meno favorevole che rispetto alla situazione economica.

Nel prossimo futuro, volente o nolente, ci possiamo aspettare che varie tecnologie chiave vengano sviluppate e modifichino profondamente la situazione economica e militare in favore dell’Occidente e a sfavore dell’Islam (come se non fossimo già abbastanza in vantaggio).

Uno di questi progressi chiave è la robotica e le sue applicazioni ai trasporti sia terresti che aerei e militari (uno per tutti gli UAV e UGV). Se l’Europa fosse sotto un pericoloso attacco islamico, anche una popolazione invecchiata ed esigua, ma tecnologicamente progredita, potrebbe utilizzare senza molti scrupoli (visto che non potrebbe permetterseli) dei robot sul campo di battaglia. Dopo tutto, il problema principale del loro impiego è politico/morale e non tecnologico (chi decide chi e che cosa uccidere). Se si vuole semplicemente uccidere e distruggere tutto all’interno di una zona, uno o più robot sono perfettamente in grado di farlo già ora o nel prossimo futuro.

Un’altra tecnologia chiave che potrebbe svilupparsi in modi inaspettati è la capacità attraverso vari metodi di aumentare la durata media dell’aspettativa di vita e della vita attiva degli individui. Già ora l’aspettativa di vita media cresce di circa 1 anno ogni 4, ma non solo, anche le capacità fisiche delle persone anziane migliorano. Dice molto, per chi coglie l’indizio, che negli USA siano stata posticipata l’età massima a cui ci si può arruolare nell’Esercito (per alcune determinate specialità), ma con gli stessi standard fisici delle reclute di 20 anni. Queste tecnologie sono/saranno relativamente costose e sono solo alla portata di economie sviluppate. Questo implica che la invecchiata popolazione autoctona europea, tra 20 o 40 anni potrebbe essere molto meno rimbambita e invalida di quello che si pensa. La popolazione islamica, d’altro canto, se non è in grado di produrre una economia efficiente, non sarà in grado di pagare per le stesse tecnologie (anzi, dipenderà da altri per le stesse, così come oggi dipende dall’Occidente per l’insulina e molti altri farmaci moderni). Se, poi, iniziative come il SENS e simili avessero successo, la popolazione occidentale potrebbe diventare virtualmente immortale e la crisi previdenziale evitata. Ma una popolazione islamica più povera e ostile non avrebbe accesso alle stesse tecnologie, se non pagando un elevato prezzo.

Il potere dell’Islam è un potere derivato dal petrolio, in quanto era in una situazione di decadenza all’inizio del 1900 e i paesi islamici non contavano quasi nulla. Tolto il petrolio, i paesi islamici ritornerebbero a contare quasi nulla, in quanto non producono praticamente nulla che sia di valore per il resto del mondo. D’altro canto, tolto il petrolio, i regimi locali non sarebbero in grado di controllare la popolazione, in quanto mancherebbero di una fonte di reddito sufficiciente a mantenerli al potere, ne sarebbero in grado di mantenere una macchina di propaganda in grado di diffondere le loro ideologie. Il che potrebbe permettere alla popolazione locale di essere più libera di adottare modi di vivere più simili a quelli occidentali.

La Boeing brevetta un dispositivo anti dirottamento

In pratica hanno inventato un dispositivo antidirottamento che, una volta attivato, impedisce a chiunque sullaereo di controllare il volo, e fa automaticamente atterrare l’aereo in un aereoporto vicino

Da questo a decidere di sostituire i piloti nei voli di linea il passo è breve e non molto più lungo è il passo di sostituirli in tutti i voli civili.

Hat tip per .

Il post è questo  e la notizia è tratta da qui