Tecnologie destabilizzanti: Charter Cities e Seasteading

Il Problema

Neil Craig, qualche tempo fa, ha stimato che il costo del parassitismo statale è del 76% della ricchezza prodotta. Cioè, per ogni 100 euro di ricchezza prodotta o che potrebbe essere prodotta, 24 euro vengono lasciati a chi la produce, mentre il resto va sprecato per mantenere lo stato, le caste al potere e i vari parassiti su cui queste si basano o non viene prodotto. Recentemente questo valore è stato rivisto e portato al 77% perché la percentuale dovuta al parassitismo statale sul costo di avere figli era stata sottostimata. Sebbene Neil Craig parli dei costi e del parassitismo statale nel Regno Unito e in particolare in Scozia, dubito che in Italia la situazione sia di molto migliore o particolarmente differente rispetto al resto del mondo industrializzato.

Se pensate che queste stime siano vere o verosimili (credo che ci voglia poco per convincervi), in questo momento state pensando a cosa fare. Emigrare? Dove? Come? Se tutti gli stati principali sono nelle stesse condizioni (cioè prossimi al disastro economico e sociale) qual’ è la via d’uscita da questo disastro?

Charter Cities

Le Charter Cities sono una idea di Paul Romer. L’idea si basa su esempi storici piuttosto famosi come Hong Kong e Lubecca. Entrambe erano lande spopolate e desolate prima di essere capitali economiche mondiali (Lubecca fu la città fondatrice della Lega Anseatica che dominò il commercio del Nord Europa per 500 anni). Oggi si preferisce chiamarle “zone speciali di sviluppo economico”, ma le loro caratteristiche fondamentali rimangono invariate dall’alba dei tempi:

  1. Un terreno vuoto grande abbastanza per contenere una città intera e i suoi abitanti (meglio se con un accesso al mare)
  2. Una Costituzione che specifichi preventivamente le regole generali che vi si applicheranno.
  3. Un impegno a permettere ai cittadini la libertà entrare ed uscire volontariamente.
  4. Un impegno all’equa applicazione di tutte le regole a tutti i residenti. [1]

I governo dell’Honduras ha modificato quest’anno la sua costituzionale per permettere la creazione di REDs (zone speciali di sviluppo economico) [2] e la modifica costituzionale è stata approvata con 126 voti a favore su 128 [3 e 4].

Charter City 2011 Honduras

Il motivo principale per cui le Charter Cities sono desiderabili è semplice: è più facile creare qualche cosa che funziona partendo da zero piuttosto che lavorare per correggere il funzionamento di quello che non funziona; in un contesto politico e sociale questo è ancora più evidente (le attuali difficoltà politico, sociali ed economiche dell’Italia e di tante altre nazioni ne sono un esempio). In aggiunta a questo, la pressione concorrenziale creata dalle Charter Cities verso i governi esistenti è l’unica pressione che può spingere questi a riformare profondamente la struttura statale a beneficio delle loro popolazioni e a non ristagnare a esclusivo beneficio delle caste al potere.

Tecnologie

Recenti progressi tecnologici, in Cina, rendono la creazione delle Charter Cities un impresa molto più rapida ed economica di quanto si possa pensare. Il gruppo cinese Broad ha appena completato il test sismico di un palazzo di 30 piani sottoposto ad un terremoto del 9 grado. Il palazzo è stato costruito la tecnologia “Can be build” sviluppata dal gruppo per la produzione industriale di massa di edifici. Il gruppo ha in progetto di costruire un edificio di 200 piani utilizzando la stessa tecnologia.

Nello stesso tempo, il Renaissance Group di Mosca sta pianificando di costruire una città di 6.400 acri nella Repubblica Democratica del Congo per guadagnare dalla rapida urbanizzazione dell’Africa.

Nel 1950 Robert Anson Heinlein aveva predetto che entro 15 anni (cioè entro il 1965) la crisi edilizia sarebbe stata superata grazie ai nuovi progressi tecnologici che avrebbero permesso di ridurre il costo delle abitazioni e avrebbe permesso ad ogni persona di avere case ampie e confortevoli a basso prezzo. Era corretto al riguardo della tecnologia, ma non aveva considerato il luddismo delle classi dirigenti e il loro desiderio di mantenere lo status quo.

Seasteading

Cos’è

Il movimento che sostiene il Seasteading (in parole povere,  la colonizzazione del mare) è il passo successivo alle Charter Cities. Invece di aspettare che il governo di un paese decida agire e concedere un terreno disabitato e la libertà di vivere e lavorare, sono dei gruppi di privati cittadini a decidere di muoversi in una zona disabitata (il mare aperto) e creare la loro personale zona di sviluppo economico dove poter prosperare liberamente senza le interferenze dei governi nazionali. Ogni Seasteading sarà libero di testare l’organizzazione sociale che preferisce e verificare se funziona o meno. Sebbene questo movimento sia destinato ad incontrare forti resistenze da parte degli stati nazionali e dei loro governi (preoccupati principalmente di non permettere un precedente e la nascita di concorrenti) il progresso tecnologico rende il Seasteading sempre più probabile, abbassando il costo della creazione di tali insediamenti e rendendoli economicamente sostenibili.

Precedenti

In realtà, anche questo movimento ha precedenti molto antichi e interessanti; il più interessante dei precedenti è quello degli Olandesi dei Paesi Bassi (Netherlands) che, a partire dall’XI secolo, iniziarono a costruire dighe per strappare la terra al mare. All’epoca non esistevano nemmeno i governi come li conosciamo oggi. C’era il feudalesimo, la gente si raccoglieva in tribù, i Vichinghi razziavano le coste per il bottino e catturare schiavi da rivendere sui mercati islamici. Una situazione non molto differente da come Venezia è nata: in una laguna, su delle isolette di terra poco sopra il livello del mare, dove solo un pazzo potrebbe pensare di andare a vivere. L’unico vantaggio era dato proprio dalla presenza di paludi e acquitrini che impedivano ai nobili della terraferma di mandare un esercito a sottomettere quegli impudenti servi ribelli. In entrambi i casi, un popolo libero dal controllo esterno e da pensanti interferenze nella libertà di impresa costruì società più pacifiche e progredite sia a livello materiale che a livello sociale dei loro contemporanei.

Situazione Presente

La tecnologia per il Seasteading esiste già ed è ampiamente testata e ne sono esempio:

    Terminale GNL Adriatico una vera e propria isola galleggiante di 88 x 140 metri, alta 45 metri,  fatta di cemento armato nei cantieri navali dell’Andalusia che poi è stata fatta appoggiare sul fondale. Completamente finanziata da capitali privati.

    Prelude Floating Liquefied Natural Gas In confronto il Terminale GPL Adriatico è un nanetto da giardino. Semplicemente la più grande struttura galleggiante mai costruita dall’uomo. Interamente finanziata da capitali privati, sarà lunga 488 m e larga 74 e una volta zavorrata peserà 6 volte una portaerei nucleare, in grado di resistere ad uragani di livello 5 e con uno scafo in grado di stare in mare continuamente per almeno 50 anni. La Shell ha dato il via definitivo alla costruzione e sarà pronta per il 2018 ad un costo previsto di 12 miliardi di $. Non per realizzare un sogno, ma per realizzare profitti, tanti profitti.

    e molti altre strutture di ferrocemento galleggianti usate per costruire ponti e installazioni petrolifere in mare. Il vantaggio del cemento è che non necessita di continue manutenzioni al contrario dello scafo delle navi di acciaio.

La prima imbarcazione in cemento conosciuta è della metà del XIX secolo (poco prima che Jules Verne cominciasse a scrivere) e la tecnologia è stata usata per scopi commerciali e militari parecchie volte da allora. I problemi maggiori derivano dal danno causato dal moto ondoso sul cemento. Ma la tecnologia attuale permette di costruire sommergibili in cemento a prezzi veramente contenuti (330 $ al m3 – che è circa il costo al m3 di un normale appartamento, forse anche meno) che possono sottrarsi all’azione delle onde e alle tempeste immergendosi (a 20m di profondità l’acqua è calma anche se in superficie c’è il più potente degli uragani). Inoltre, in immersione,l’energia necessaria per navigare diminuisce drasticamente e quindi diventa poco costoso muoversi da un punto all’altro dell’oceano.  

Il  Seasteading.Org ha, da alcuni anni, sponsorizzato la ricerca a livello tecnologico, economico e legale al riguardo del Seasteading, in gran parte grazie al sostegno economico di Peter Thiel, co-fondatore di PayPal. [5]

Proprio due collaboratori del Seasteading Institute hanno deciso di lasciarlo per tentare di realizzare le loro idee fondando Blueseed, una azienda che vuole dare la possibilità ad imprenditori e lavoratori di tutto il mondo di lavorare  su una nave attrezzata a breve distanza da San Francisco e dalla Silicon Valley, senza la necessità di sottoporsi alla trafila necessaria per entrare negli USA e dover pagare le tasse degli USA.

Futuro

A causa della situazione economica e sociale in via di peggioramento sia negli USA che in Europa, ma anche in Giappone e in altre zone del mondo, la tentazione di mollare tutto è trasferirsi la dove si spera di avere un futuro migliore non può che aumentare. Questo è vero sia per i giovani che vogliono scommettere su se stessi e la loro capacitò lavorativa, sia per i ricchi che vogliono intraprendere e sono osteggiati da lobby luddiste, reazionarie e conservative. Quando gruppi privati come la Shell investono 12 miliardi di $ per costruire una installazione in mare aperto, viene da chiedersi se non pensino ad un modo di rendersi indipendenti dal parassitismo statale e dalle limitazioni che questo impone loro nel lavorare, produrre e guadagnare mentre soddisfano le domande dei loro clienti. Un insediamento dove il reddito medio di un lavoratore quadruplicherebbe rispetto a quello attuale solo grazie all’eliminazione quasi totale di ogni forma di parassitismo politico e burocratico. Dove il progresso tecnologico e scientifico è sostenuto da una enorme ricchezza collettiva e da una enorme domanda economica. Un luogo dove la creazione di nuovo capitale è talmente grande da potersi, in pochi anni, permettere progetti finanziati dai privati che adesso sono impensabili da parte degli stati più ricchi. Dove una crescita economica del 10% all’anno è il minimo che ci si può aspettare.

Questo, in attesa che dal Seasteading si passi allo Spacestaeding: la colonizzazione dello spazio.

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