Ripensare le Regole della Finanza: Trasparenza, Open Source e XML

Il macello finanziario in cui si trova l’economia mondiale in questi giorni è dovuto, in parte, alla mancanza di trasparenza delle informazioni sui prodotti finanziari. Capiamoci bene, le informazioni sono tutte li, ma è impossibile leggerle tutti i documenti prodotti, raccogliere le informazioni utili nel dettaglio e sintetizzarle in un modo che sia utile. Questo almeno fino a che i documenti sono prodotti cartacei, oppure vengono prodotti in formati incompatibili tra di loro.

Anche un esperto si trova davanti a questa massa di dati con lo stesso sgomento con cui ci troveremmo noi a cercare l’Arca dell’Alleanza nei depositi segreti del governo degli USA.

Wired ha proposto una politica radicale di trasparenza totale per accelerare il recupero finanziario dell’economia. Non “nuove regole”, “nuovi regolatori” o altro.

La proposta è semplice e quindi rivoluzionaria nella sua semplicità:

1) Forzare i le compagnie quotate pubblicamente e le istituzioni finanziari e a pubblicare i loro dati online, in modo il più granulare possibile, in tempo reale non ogni 3 mesi, in modo uniforme (con tag standardizzati), in modo che i dati siano esportabili in un qualsiasi database, pagina web o altro. Non basta più fare le cose alla luce del sole, perché la massa di dati che evngono prodotti e pubblicati è tale da nascondere le informazioni utili. Solo quando ogni uno di noi avrà i mezzi per verificare (se lo desidera) ogni punto della filiera dei dati. Se le banche fossero state costrette a pubblicare per i titoli che vendevano l’elenco completo dei mutui che li componevano, sarebbe stato molto più facile e più ovvio scoprire quando erano rischiosi come investimenti.

2) Da quando la SEC ha iniziato a richiedere alle aziende di sottoporre i dati in formato XBRL, i tempi per i revisori per controllare le dichiarazioni delle società sono passati da 70 giorni a 2 giorni.

La disponibilità delle informazioni permette di migliorare la profittabilità delle aziende e ridurre il rischio degli investimenti: la società Lending Club ha pubblicato l’algoritmo usato per calcolare il rischio di un prestito e, quindi, l’interesse che un prestatore deve pagare. Grazie a molti suggerimenti ottenuti dai suoi clienti (sia prestatori che prestanti) ha quindi modificato l’algoritmo, per esempio riducendo il peso del rapporto debiti/entrate del prestatore.

Quest’ultimo esempio mostra come la comunità degli utenti possa essere, alla fine (ma probabilmente anche subito) più capace di un organo governativo (e quindi di natura politica) di comprendere più velocemente quello che sta succedendo sul mercato e di reagire di conseguenza. Dopo tutto sono i loro soldi che sono in gioco, non quelli di qualcun’altro.

Istituzioni come Lending Club possono disintermediare il credito, tagliando fuori le banche. Il credito va direttamente da chi ha il denaro (una persona) verso chi ha bisogno di quel denaro (una persona). La gran parte dei costi generati dall’esistenza delle banche viene eliminata. Da questo deriva un costo minore del denaro per chi chiede i prestiti e un maggiore interesse per chi presta. Non solo, le banche prestano non solo il loro denaro, ma anche quello che i correntisti tengono nei loro conti correnti, che possono essere ritirati in qualsiasi momento dai correntisti. Questo ha l’effetto, come insegna la Scuola Austriaca di Economia, di moltiplicare il contante in circolazione, abbassando i tassi di sconto in modo non  correlato alla reale situazione del mercato e mettendo a rischio di insolvenza le banche.

In parte, questo mi ricorda l’iniziativa di questo governo di mettere online tutta la pubblica amministrazione, di permettere alla gente di valutare i servizi pubblici a cui accedono e di mettere tutti i dati ottenuti online. La trasparenza radicale può essere non solo rivoluzionaria, ma anche il miglio stimolo alla crescita economica e alla prosperità. Molto di più di dei pacchetti di investimenti per quella o questa industria o degli ammortizzatori sociali.

Next Big Future: Ret hinking Financial Regulation: Simple Transparency, Open Source and XML

Instapundit » RETHINKING FINANCIAL REGULATION: Simple Transparency, Open Source, and XML. But then what would the regulators do?

Reblog this post [with Zemanta]

Transumanesimo e politica economica (parte 1)

Una delle critiche espresse più di frequente all’idea di transumanesimo è quella che solo una parte della popolazione possa avvantaggiarsene: i più ricchi. Questi oppositori del transumanesimo preferiscono che nessuno possa migliorare se non possono farlo tutti. Ovviamente questa posizione è moralmente inconsistente, perché finirebbe per giustificare e fomentare azioni crudeli, sanguinarie e totalmente irrazionali:

ad esempio, si potrebbe giustificare con la stessa logica, il divieto per tutti i malati di diabete di utilizzare l’insulina e altri farmaci, solo perché alcune popolazioni sono troppo povere per potersi permettere delle cure adeguate. Ma, anche se gli si regalasse l’insulina, i farmaci e tutto quello che è necessario per usarli, questo cambierebbe la situazione? Non dovremmo preoccuparci di capire perché queste popolazioni non possono permettersi questi farmaci e tutti gli altri farmaci comuni nel mondo moderno? Se non risolviamo questo problema, come potremo mai rendere queste popolazioni indipendenti dal nostro continuo aiuto?

d’altro canto, se il sig. A non potesse usare una determinata cura salvavita solo perché il sig. B è troppo povero per potersela permettere e il sig. A non può o non vuole pagare per la propria cura e quella di B, cosa impedirebbe al sig. A di pianificare la morte di B per essere libero di usare la cura? Si riproporrebbe il dilemma dei due naufraghi che lottano per il possesso di un singolo salvagente, che anche nella giurisprudenza moderna non è considerata un reato, in quanto ogni singolo individuo ha il diritto inalienabile di tentare di preservare la propria vita, anche se questo implica un danno anche fatale ad altri (anche detta legittima difesa).

La mia personale opinione, in linea con gli insegnamenti liberali e libertari è che chiunque sia in grado di provvedere con i propri mezzi al proprio upgrade non dovrebbe esserene impedito, a meno che l’upgrade non comporti un grave pericolo per le altre persone(1).

Qui, però, si inseriscono alcuni sostenitori del transumanesimo che temono che il mercato sia incapace di fornire le tecnologie transumaniste a tutta la popolazione. Anche loro temono che le tecnologie transumaniste saranno troppo costose per un periodo troppo lungo, e quindi la popolazione si dividerà tra chi può permettersi di pagare gli upgrade e chi non può permetterselo. In particolare nel caso delle tecnologie di life-extension. La loro soluzione, invariabilmente, implica l’utilizzo dello stato come mezzo per permettere anche ai più poveri di accedere alla tecnologia transumanista, attraverso i soliti ben conosciuti metodi di redistribuzione del reddito: tasse e sussidi. Potrà sembrare strano, ma la posizione di questo gruppo è speculare a quella degli oppositori del transumanesimo di cui ho discusso in precedenza.

Entrambi temono un mondo in cui i benefici delle tecnologie transumaniste siano a disposizione solo di una minoranza che ha i mezzi economici per permetterseli, la differenza è che un gruppo pensa di poterli regalare a tutti e l’altro pensa che non sia possibile.

Non si tratta di un problema nuovo, perché già adesso ci sono situazioni simili, che eccitano simili sentimenti nei vari gruppi di anime belle in giro per il mondo. Il problema, ad esempio, dei farmaci contro l’AIDS per i paesi poveri è simile. L’Istituto Bruno Leoni  nell’articolo di Bruno Mingardi La salute non si brevetta affronta questo problema.

L’articolo argomenta chiaramente come anche se si permettesse alla Thailandia di disporre di questi farmaci a basso prezzo, il vero problema è il perché la popolazione è così povera da non potersi permettere i medicinali, da non potersi permettere un numero di medici adeguato alla popolazione, e di come anche se i medicinali costessero poco, difficilmente potrebbero essere usati da una popolazione che non ha abbastanza medici, ospedali e le necessarie strutture di contorno. Il risultato più probabile di permettere al governo thailandese di produrre liberamente quei farmaci a basso prezzo sarebbe solo quello di permettere all’industria farmaceutica thailandese (di proprietà dello stato) di vendere quei medicinali in concorrenza sui mercati dei paesi più sviluppati e di arrichire ingiustamente i burocrati e i politici thailandesi.

(1) In questo, però, non voglio essere frainteso: se una persona decidesse di farsi fare degli artigli in stile Wolverine questo non è ragione sufficiente per impedirglielo, perché quella persona mantiene la capacità morale che aveva in precedenza di decidere se usarli o meno; se, d’altro canto, decide di alterare il suo cervello in modo da eliminare completamente ogni freno morale in modo permanente, in modo da non avere nulla che gli impedisca di uccidere o infliggere dolore senza esitazione e rimorso (in pratica diventando psicopatico), allora la cosa è differente. Questa persona avrebbe una pericolosità sociale enorme e, a norma della legge italiana, dovrebbe essere tenuto rinchiuso in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Questo anche se non avesse fatto ancora nulla, perché mancherebbe della capacità di reprimere i suoi istinti omicidi e sarebbe simile ad una mina vagante.

Tags:

Ragazzi risparmiate

Certo che uno come TPS (Tommaso Padoa Schioppa attuale Ministro dell’Economia) deve avere il coraggio degli incoscienti per dire certe fregnacce, oppure la consapevolezza di essere intoccabile. Essendo al governo insieme a Prodi la supposizione non è proprio campata in aria.

Ma che adesso venga a fare la predica a noi (giovani o meno giovani) che non risparmiamo abbastanza e non studiamo abbastanza, è veramente vergognoso e mi fa incazzare.smile_angry Questi esseri senza spina dorsale eletti da dei coglioni di sinistra (che si sono pure messi la maglietta, per dimostrare di sentirsi offesi al confronto con una parte fondamentale dell’anatomia umana) si permettono pure di accusare i cittadini!

Per prima cosa, un rappresentante dello stato italiano non ha nessun diritto di fare la predica ai suoi cittadini quando lo stato italiano ha un debito enorme. Secondo, lo stato italiano spreca normalmente molto di più del suo reddito in cose inutili o dannose di quanto si possa permettere qualsiasi singolo cittadino, per quanto facoltoso o mammone che sia.

Come cazzo (scusate il termine rozzo ma efficace) fa un giovane a risparmiare? Come fa chiunque a risparmiare in Italia, quando lo stato italiano ti fotte quotidianamente metà di quello che guadagni con la fatica della fronte, le vesciche sulle mani e rischiando del tuo?

La pressione fiscale in Italia è del 43% del PIL, ma dato che il PIL tiene conto del 15% di sommerso che non paga, per definizione le tasse, si arriva facilmente a vedere che il contrinbuente in media paga il 49,5% allo stato.

Quando c’era Bettino Craxi la pressione fiscale non superava il 40% in media. Perché devo avere nostalgia di Bettino???

Hat Tip per A Conservative Mind che mi ha fregato sul tempo l’argomento (insieme ad altri, suppongo).

Produzione petrolifera iraniana in calo

E non perché calano i prezzi, ma perché scompaiono gli investitori.

Sembra che dopo la dipartita dei giapponesi, dissuasi anche dalle pressioni USA, anche i cinesi stiano riconsiderando l’opportunità e la convenienza di investire nel settore petrolifero iraniano.

 A quanto pare, il petrolio di Azadegan è ben poco interessante per icinesi, dato che è petrolio “pesante” e “amaro”, quindi non raffinabile dalle raffinerie cinesi che sono per lo più progettate per raffinare petrolio “leggero” e “dolce”. I cinesi mancano sia del know-how per quelle raffinerie (una è in costruzione in Cina da parte di una compagnia occidentale), che dell’interesse di mettersi contro gli USA sulla questione.

Gli unici che hanno il know-how e gli impianti per raffinare quel tipo di petrolio sono gli europei, gli USA, il Giappone. Gli stessi con cui l’Iran si è messo in totta di collisione politica e militare, oltre che economica. Se si calcola che la diminuzione del prezzo del petrolio è stata del 25% e quella della produzione del 15%, si vede che, come minimo, le entrate petrolifere dell’Iran sono dimnuite del 30-35%.

Ovviamente, i contratti di fornitura di greggio rendono un po’ più stabili i flussi di cassa per l’Iran, ma significano anche che i prezzi non sono stati così lucrativi come si poteva pensare. Dato che, però, il petrolio sta diventando l’unica fonte di finanziamento dell’economia iraniana, il governo iraniano sta diventando sempre più esposto alle fluttuazioni del merato petrolifero mondiale.

In queste condizioni, la stabilità del regime viene facilmente compromessa da una instabilità dei mercati energetici, dato che produce un aumento dei costi (in caso di prezzi in salita) e una diminuzione dei margini di vendita (in caso di prezzi in discesa). Dopo tutto, un regime è stabile fino a che riesce a riempire la pancia dei suoi fedeli e a tenere sottomessi gli altri. Senza la prima condizione, la seconda è impossibile. E il sostegno a Siria, Hezbollah, guerriglia irachena, le spese per manetenere i Pasdaran e i Basiji non aiutano certo a far quadrare i conti.

Effetti della Globalizzazione NeoLiberale

In questo articolo della P2P Fundation si discute degli effetti della Globalizzazione NeoLiberale.

L’articolo è interessante e vale la pena di essere letto, ma colpisce come alcune affermazioni siano in stridente contrasto con quello che viene pubblicato da SlashDot.

In breve sull’articolo di P2P Foundation si accusa la globalizzazione di essere la causa dei crescenti guadagni della classe imprenditoriale o almeno del management delle grosse compagnie multinazionali, in quanto permette loro di spostare la produzione di beni e servizi in qualsiasi luogo della Terra dove vi sia offerta di manodopera a basso costo e di usare questa possibilità come minaccia per mantenere bassi i salari che il mercato richiede.

In gran parte questo è vero, ma solo fino ad un certo punto.

Infatti, come pubblica Slashdot in questi giorni, ma come era gia stato detto da Bill Gates numerose volte ed era osservabile fin dall’inizio, la possibilità dei mercati emergenti (Russia, Cina, India, e altri) di fornire i lavoratori a elevato valore aggiunto richiesti dal mercato globale è limitata, tanto che l’outsourcing dei lavori dell’ IT verso l’India ha già rallentato fino a quasi fermarsi in quanto le aziende USA non trovano più lavoratori con i requisiti necessari per essere impiegati in posizioni elevate.

Semplicemente, il passaggio da una economia di sussistenza agricola e di pianificazione statale ad una industrializzata e post-industriale non è ne semplice ne facile per nessuno in quanto vi sono parecchi problemi da risolvere:

1) Implica un periodo di adattamento della popolazione, che deve selezionare gli individui con i giusti tratti genetici che la rendano adatta ad una vita produttiva in città, con orari di lavoro organizzati secondo tabelle precise; questo implica che moltissima gente che poteva vivere e sopravvivere in campagna lavorando la terra con una produttività di sussistenza, ma non è in grado di adattarsi ai ritmi cittadini, alla vicinanza con così tanti individui sconosciuti, etc.,  non sarà in grado di riprodursi e sarà sostituita dai discendenti di chi sarà in grado di adattarsi e prosperare.

2) Dato che le economie emergenti stanno “emergendo”, esse richiedono una grande quantità di investimenti per costruire le infrastrutture necessarie a permettere di lavorare in modo proficuo, come complessi di appartamenti nelle città, acquedotti, fogne, strade, linee elettriche, centrali elettriche, distributori di benzina (o altro carburante), complessi commerciali, nuovi impianti industriali, strutture sanitarie, scuole, strutture finanziarie, etc. Questo rimplica che una parte non trascurabile dei lavoratori a maggior valore aggiunto (ingegneri, scienziati, medici, economisti, etc.) deve essere dedicata a costruire l’infrastruttura e a mantenerla, e quindi non può dedicarsi a “portare via il lavoro” ai suoi corrispettivi occidentali.

3) In Cina la costruzione di così tante fabbriche dedicate all’esportazione, il boom edilizio e lo sviluppo del paese hanno in pratica esaurito la disponibilità di manodopera sia specializzata che di quella non specializzata (e forse è per questo che l’IT è andato in India invece che in Cina); tanto che i salari reali stanno crescendo a ritmi pari a quelli della crescita dell’economia cinese (intorno al 10% annuo) e alcune aziende stanno già spostando gli investimenti in paesi con manodopera meno cara, come il Viet-nam e la Cambogia.

4) Dalla Russia non mi aspetto molti problemi di concorrenza; in primo luogo sta venedo colpita da quella che si può chiamare la “maledizione del petrolio” (un paese esportatore di petrolio, che lo usa come prima risorsa finanziaria, corre perennemente il rischio di essere preda di un regime autoritario, in quanto il potere economico dato dal petrolio permette a chi governa di controllare la popolazione senza subire effetti economici diretti – il paese può finire economicamente in rovina, ma l’élite al potere ha i mezzi per rimanervici). Inoltre, sta subendo una contrazione demografica molto grave (con caduta della aspettativa di vita media, in particolare degli uomini), che non promette bene per il futuro.

5) Tutti i paesi emergenti devono costruire le istituzioni formali ed informali che devono gestire la società che stanno costruendo. Si può costruire una serie di fabbriche, ma il sistema bancario che fa circolare il denaro, gestisce i profitti prodotti dalle industrie, i risparmi della gente comune, concede prestiti ed investe in nuove imprese, non si improvvisa in pochi anni o anche in un decennio o due. Infatti, il Giappone, che si sta integrando ormai da 60 anni nel sistema economico occidentale, ha avuto gravi problemi con il suo sistema politico e bancario negli anni 1990-2000. Lo stesso è vero per la Cina, dove il rispetto della legge da parte delle élite al potere è molto scarso, e c’è una grande quantità di crediti inesigibili che sarà difficile ammortizzare. Questo rende difficile il tipo di sviluppo economico post-industriale, e blocca la Cina ad un modello industriale datato, ma gestibile dal potere politico.

6) Dei tre principali paesi dalle economie emergenti interessati dalla globalizzazione, la Russia soffre di mancanza di democrazia, sia politica che economica, e le infrastrutture industriali sono ancora in gran parte obsolete (la parte buona del periodo di Yeltis al potere è stata che ha permesso di chiudere una quantità di fabbriche assolutamente antieconomiche da mantenere e quindi rifocalizzare gli investimenti la dove rendono di più). La Cina soffre di mancanza di democrazia e di un enorme numero di contadini da urbanizzare. L’India, unaca tra i tre, ha una democrazia funzionale, nonostante le sue carenza, ma ha un deficit infrastrutturale ancora molto elevato e anche essa ha una grande popolazione contadina da inurbare.

Problemi Occidentali

L’Occidente, in particolare l’Europa, ha subito malamente questa ondata di globalizzazione, perché ha ceduto fin troppo alla seduzione dello stato sociale. In parte questo può essere considerato come conseguenza della Guerra Fredda e degli anni del Terrorismo Rosso in Europa (1970-1985). Si è scelto di allargare i cordoni della borsa pe anestetizzare le tensioni politiche e sociali. Adesso ne paghiamo una parte dei costi e in futuro ne pagheremo altri. L’alto livello di tassazione e l’appiattimento dei rettiti che ne è conseguito ha causato una perdita enorme nella spinta imprenditoriale e quindi nella creazione di nuovi posti di lavoro; molti investimenti sono andati all’estero (anche una differenza del 1% annuo, composta nel tempo fa una bella differenza in 20 o 30 anni); la iperregolamentazione ha fatto si che anche gli imprenditori che volevano continuare ad intraprendere siano stati scoraggiati e intralciati nei loro sforzi, aggravando il problema; e non ultimo, i costi elevati della manodopera hanno mantenuto un livello di disoccupazione elevato, permettendo per lungo tempo di tenere bassi gli stipendi reali e quindi inibendo l’ingresso nel mondo del lavoro di un gran numero di giovani e donne (che avrebbero iniziato dai lavori meno pagati e sarebbero, con il tempo progrediti verso lavori più remunerativi).

Questo ha fatto si che molte fabbriche a basso valore aggiunto fossero esposte alla concorrenza internazionale, che con i suo bassissimo costo della manodopera le ha facilmente spazzate via.

Conclusioni

Il futuro vedrà una Europa (e in parte il Nord America, l’Australia e il Giappone) lottare con l’eccesso di statalismo, per ritornare alle radici liberali che ne hanno decretato il successo. Vedrà anche le potenze economiche in via di sviluppo lottare per sviluppare le infrastrutture sociali, politiche ed economiche necessarie a sostenere lo sviluppo.

Chi vincerà?

Tutti, se si muoveranno verso modelli economici più liberi e meno statalizzati. Nessuno, se prevarranno i protezionismi e gli egoismi statalisti.

Governo, Call Center e le Basi dell’Economia

Leggo le riflessioni di Michele Antonelli sulla questione dei Call center e mi trovo a scoprire l’ennesima persona intelligente che non ha nessuna nozione di economia reale, o per lo meno è molto brava a nasconderlo.

Gli errori basilari sono leggibili già dal primo paragrafo:
Il primo errore è la convinzione che il governo possa intervenire sulla dinamica salariale senza influenzare la dinamica occupazionale o, per semplificare, pensare che obbligare i datori di lavoro ad aumentare i salari non causerà una diminuzione degli occupati o uno spostamento dell’occupazione all’estero.
Il secondo errore è quando chiede se “Lettrici, lettori avete mai visto un mercato che si turba?“.
I mercati si turbano per molto meno ed in Italia abbiamo visto abbastanza interventi statalisti che volevano controllare per legge i mercati. Già il fatto che le regole possano e vengano cambiate regolarmente, secondo la volontà di chi sta in un ministero o di una assemblea eletta con un margine dello 0,2%, produce una distorsione del mercato. Chi volesse investire, cosa dovrebbe pensare, se non che domani le regole potrebbero cambiare ancora per adeguarsi alla necessità politica di questo o quel partito? Ovviamente a spese degli investitori.
Il terzo errore è dare una connotazione moralistica alla discussione, dando agli imprendori degli “pseudo-imprenditori” e accusandoli di lamentarsi per il non poter comprare alla moglie la terza automobile. In primo luogo, se quegli pseudo imprenditori rischiano il loro capitale nelle loro imprese, trovo che sia più che giusto che possano godere tutti i frutti del loro lavoro nel modo che meglio credono. Se hanno una moglie che vuole la terza automobile, il problema è solo loro.
Il quarto errore è lamentare che il personale dei Call Center viene pagato poco e male, paragonandoli ad agenti di commercio. Se un dipendente di Call Center volesse fare l’Agente di Commercio cosa lo ostacola? Non risulta che i dipendenti dei Call Center vengano costretti con la forza a lavorarvi, tutt’altro. Quindi, l’unica risposta che mi so dare è che non trovino delle alternative migliori ai Call Center.
Il quinto è l’arrabbiarsi se “
La cosa grave è che Atesina minacciali Governo di spostare alcune attività di call center all’estero, dove troverà sicuramente il modo di triplicare i propri utili a scapito sicuramente di povera gente e società dove il costo del lavoro è addirittura a livelli di terzo mondo.
Ovviamente, se Atesina sposta i Call Center nel Terzo Mondo vuol dire che troverà costi del lavoro da Terzo Mondo. Ma se fosse vero che “troverà sicuramente il modo di triplicare i propri utili“, mi domando perché non lo abbiano già fatto comunque; anzi se fossi un loro azionista mi arrabbierei notevolmente se non lo facessero. In quanto alla “povera gente del Terzo Mondo“, sono certo che sarebbero felici di essere sfruttati da una società che li facesse lavorare seduti davanti ad uno schermo di computer per 3$ al giorno invece di essere senza lavoro o a far mattoni di fango a 1$ al giorno.
La sesta è l’accusare gli imprenditori che lavorano all’estero e poi importano i prodotti in Italia per venderli di affossare l’economia nazionale. Un vecchio e ricorrente errore mercantilistico e protezionistico. Al contrario, se l’imprenditore e l’azienda italiana producono o comprano una merce all’estero e la vendono in Italia con profitto, aiutano comunque in modo indiretto l’economia italiana. Certo non aiutano chi viene spiazzato da quella merce, ma tutto il resto della popolazione ne ha un vantaggio economico certo (le restano più soldi in tasca). Con il risparmio generale prodotto, diventa possibile incrementare i consumi di altre merci e servizi.

Comunque, in una cosa Michele Antonelli ed io siamo (quasi) d’accordo:
Il gioco correre all’estero per sfruttare la povertà altrui, prima o poi arriva alla fine”.
Ma ovviamente non per le stesse ragioni.
La fine arriverà non perché qui si sarà più poveri a causa delle importazioni, ma perché di li saranno più ricchi e non avranno voglia di lavorare nei Call Center. E quindi la necessità di redistribuire la ricchezza (immagino sempre quella altrui, mai la propria) non si porrà, dato che si sarà risolta da sola.

L’ultimo paragrafo è divertente:” Nelle scuole e nelle università oltre che insegnare gli aspetti tecnici di un indirizzo, si dovrebbe creare un modo nuovo di pensare all’impresa, come un padre fa con i suoi figli. L’etica e il rispetto stanno prima di ogni cosa.
Aggiungiamoci anche lo studio, prima di tutto, dei fondamenti dell’economia reale e non di quella immaginaria. Leggere Mises o Hayek non ha effetti collaterali.