Soldati sempre giovani

L’ U.S. Army è, senza dubbio, la forza armata di terra che spende di più per selezionare ed addestrare i suoi uomini al combattimento e all’utilizzo di tecniche e technologie. Sfortunatamente i migliori non rimangono giovani per sempre e le loro capacità psico-fisiche si riducono con il tempo. Quindi, personale con grande esperienza sul campo e capacità deve, ogni anno, lasciare le forze armate e andare in pensione oppure trovare un lavoro civile perché non ha più le capacità richieste per operare sul campo.

Per ovviare a questo, i ricercatori dell’ U.S. Army hanno deciso di promuovere una ricerca scientifica / tecnologica nel tentativo di risolvere (o almeno limitare) il problema e mantenere i soldati al livello di prestanza fisica e mentale di quando hanno iniziato l’addestramento.  Per questo sono state richieste proposte di ricerca con l’obiettivo di ottimizzare il funzionamento dei mitocondri umani. Lo stesso genere di ricerca che GlaxoSmithKline ha intrapreso investendo 720 milioni di $ nello studio del Resveratrolo e di molecole simili.

La ricerca, ovviamente, ha interesse anche per i non combattenti. Dopo tutto, come nota il documento del US Army, anche “un gran numero di civili sono vecchi”.

Army Looks to Keep Troops Forever Young | Danger Room

Next Big Future: US Army has Anti-Aging Projects

Army FY09.2 SBIR Solicitation Topics

Army Seeks Fountain of Youth in Body’s Powerhouses | Danger Room

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Non è immorale voler essere immortali

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Opinion: It’s not immoral to want to be immortal – Buying Time?- msnbc.com

L’idea di longevità estrema sta facendosi largo sempre più nel mainstream e nelle pubblicazioni generaliste ed è sempre meno una idea di nicchia. Inoltre, mano a mano che l’idea si diffonde e diviene accettabile, vengono meno gli spazi che permettono a opinioni errate (in buona o cattiva fede) di formarsi ed influenzare un pubblico poco informato. E con una maggiore coscienza del pubblico che la longevità estrema non solo è possibile, ma anche desiderabile, crescerà anche il flusso di denaro dedicato a risolvere il problema per tutti.

Il Manifesto della Lunga Vita

Martedì 20 Novembre è stato pubblicato su LiberoMercato (il supplemento finanziario di Libero) un articolo a pagina 11 dal titolo “Una tessera risolverà i problemi del Welfare”.
Nell’articolo, Claudio Antonelli intervista Ivan Marandola responsabile della Flylife.
Flylife porterà in Italia, in joint venture con Good Gene (da cui nascerà Good Gene Italia), una card al silicio poroso che permettrà di leggere RNA e DNA del paziente e di anticipare una serie di patologie (presentata anche a Porta a Porta pochi giorni prima dell’articolo).
Sempre nell’articolo, viene presentato il libro “Il Manifesto della Lunga Vita” edito da Sperling & Kupfer, una antoligia di articoli sulla medicina predittiva e sulla bioeconomia.
Molto interessante è l’affermazione dell’autore:

“Le biotecnologie si evolvono di 3 mesi in tre mesi, la bionica e la meccatronica saranno le cash cow delle Borse mondiali e chi non avrà accesso all’economia molecolare sarà tagliato fuori dalla globalizzazione. Alla scienza i manager del biotech non chiedono solo la lunga vita, ma l’eliminazione dei costi sociali della sanità. Ecco perché il biotech sarà il settore del futuro”.

Ovviamente si tratta di una previsione che condivido e sostengo.

Transumanesimo e politica economica (parte 1)

Una delle critiche espresse più di frequente all’idea di transumanesimo è quella che solo una parte della popolazione possa avvantaggiarsene: i più ricchi. Questi oppositori del transumanesimo preferiscono che nessuno possa migliorare se non possono farlo tutti. Ovviamente questa posizione è moralmente inconsistente, perché finirebbe per giustificare e fomentare azioni crudeli, sanguinarie e totalmente irrazionali:

ad esempio, si potrebbe giustificare con la stessa logica, il divieto per tutti i malati di diabete di utilizzare l’insulina e altri farmaci, solo perché alcune popolazioni sono troppo povere per potersi permettere delle cure adeguate. Ma, anche se gli si regalasse l’insulina, i farmaci e tutto quello che è necessario per usarli, questo cambierebbe la situazione? Non dovremmo preoccuparci di capire perché queste popolazioni non possono permettersi questi farmaci e tutti gli altri farmaci comuni nel mondo moderno? Se non risolviamo questo problema, come potremo mai rendere queste popolazioni indipendenti dal nostro continuo aiuto?

d’altro canto, se il sig. A non potesse usare una determinata cura salvavita solo perché il sig. B è troppo povero per potersela permettere e il sig. A non può o non vuole pagare per la propria cura e quella di B, cosa impedirebbe al sig. A di pianificare la morte di B per essere libero di usare la cura? Si riproporrebbe il dilemma dei due naufraghi che lottano per il possesso di un singolo salvagente, che anche nella giurisprudenza moderna non è considerata un reato, in quanto ogni singolo individuo ha il diritto inalienabile di tentare di preservare la propria vita, anche se questo implica un danno anche fatale ad altri (anche detta legittima difesa).

La mia personale opinione, in linea con gli insegnamenti liberali e libertari è che chiunque sia in grado di provvedere con i propri mezzi al proprio upgrade non dovrebbe esserene impedito, a meno che l’upgrade non comporti un grave pericolo per le altre persone(1).

Qui, però, si inseriscono alcuni sostenitori del transumanesimo che temono che il mercato sia incapace di fornire le tecnologie transumaniste a tutta la popolazione. Anche loro temono che le tecnologie transumaniste saranno troppo costose per un periodo troppo lungo, e quindi la popolazione si dividerà tra chi può permettersi di pagare gli upgrade e chi non può permetterselo. In particolare nel caso delle tecnologie di life-extension. La loro soluzione, invariabilmente, implica l’utilizzo dello stato come mezzo per permettere anche ai più poveri di accedere alla tecnologia transumanista, attraverso i soliti ben conosciuti metodi di redistribuzione del reddito: tasse e sussidi. Potrà sembrare strano, ma la posizione di questo gruppo è speculare a quella degli oppositori del transumanesimo di cui ho discusso in precedenza.

Entrambi temono un mondo in cui i benefici delle tecnologie transumaniste siano a disposizione solo di una minoranza che ha i mezzi economici per permetterseli, la differenza è che un gruppo pensa di poterli regalare a tutti e l’altro pensa che non sia possibile.

Non si tratta di un problema nuovo, perché già adesso ci sono situazioni simili, che eccitano simili sentimenti nei vari gruppi di anime belle in giro per il mondo. Il problema, ad esempio, dei farmaci contro l’AIDS per i paesi poveri è simile. L’Istituto Bruno Leoni  nell’articolo di Bruno Mingardi La salute non si brevetta affronta questo problema.

L’articolo argomenta chiaramente come anche se si permettesse alla Thailandia di disporre di questi farmaci a basso prezzo, il vero problema è il perché la popolazione è così povera da non potersi permettere i medicinali, da non potersi permettere un numero di medici adeguato alla popolazione, e di come anche se i medicinali costessero poco, difficilmente potrebbero essere usati da una popolazione che non ha abbastanza medici, ospedali e le necessarie strutture di contorno. Il risultato più probabile di permettere al governo thailandese di produrre liberamente quei farmaci a basso prezzo sarebbe solo quello di permettere all’industria farmaceutica thailandese (di proprietà dello stato) di vendere quei medicinali in concorrenza sui mercati dei paesi più sviluppati e di arrichire ingiustamente i burocrati e i politici thailandesi.

(1) In questo, però, non voglio essere frainteso: se una persona decidesse di farsi fare degli artigli in stile Wolverine questo non è ragione sufficiente per impedirglielo, perché quella persona mantiene la capacità morale che aveva in precedenza di decidere se usarli o meno; se, d’altro canto, decide di alterare il suo cervello in modo da eliminare completamente ogni freno morale in modo permanente, in modo da non avere nulla che gli impedisca di uccidere o infliggere dolore senza esitazione e rimorso (in pratica diventando psicopatico), allora la cosa è differente. Questa persona avrebbe una pericolosità sociale enorme e, a norma della legge italiana, dovrebbe essere tenuto rinchiuso in un Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Questo anche se non avesse fatto ancora nulla, perché mancherebbe della capacità di reprimere i suoi istinti omicidi e sarebbe simile ad una mina vagante.

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Misurare l’invecchiamento con i biomarkers (e la metformina)

Da Ouroboros leggo questo interessante post al riguardo.

Per determinare se un medicinale è efficace nel rallentare, bloccare o invertire gli effetti dell’invecchiamento, fino ad ora l’unico modo era di misurare la vita dei soggetti studiati (uomini, topi, moscerini, lieviti, etc.); cosa che richiede parecchio tempo, in particolare per umani e topi. Due ricercatori (Spindler and Mote) hanno condotto uno studio per sviluppare un approccio che usi i biomarkers per determinare se un medicinale ha effetto sull’invecchiamento. Questo permette sia di verificare più biomarkers contemporaneamente, di modo da limitare la possibilità che un singolo markers dia indicazioni errate a causa di variazioni individuali dei soggetti (ad esempio, la densità delle ossa), ma anche di misurare quantitativamente l’effetto (e.g. il medicinale A produce un effetto 1x, 2x, 3x rispetto al medicinale B).

Questo approccio può accellerare di molto la velocità con cui si possono testare gli effetti di sostanze nuove o vecchie e quindi produrre un incremento delle informazioni necessarie a sviluppare una terapia anti-invecchiamento efficace.

Se anche le terapie anti invecchiamento trovate nei prossimi anni estendessero la vita media e la vita produttiva di pochi anni, questo permetterebbe di ridurre la spesa sanitaria e sociale e avvicinerebbe moltissime persone alla possibilità di usufruire delle terapie longeviste che saranno sviluppate negli anni successivi.