The Oil Drum | Peak water in Saudi Arabia

 

Leggo un articolo molto interessante dal blog “The Oil Drum“.

The Oil Drum | Peak water in Saudi Arabia

Per chi non lo sapesse il concetto di “Peak Oil” è che la produzione di petrolio mondiale ha o sta raggiungendo il suo massimo e che in seguito a questo inizierà a diminuire, facendo si che la quantità di petrolio estratto diminuisca e il suo prezzo aumenti.
A quanto pare, l’Arabia Saudita (gioia e delizia dei nostri cuori) ha appena deciso di eliminare i sussidi all’agricoltura che l’avevano resa autosufficiente nella produzione agricola ed un esportatore.
Questo è incomprensibile, a meno che non si tenga conto che il 90% dell’acqua utilizzata in agricoltura proviene da fonti non rinnovabili e che è stato raggiunto e probabilmente superato da qualche anno il picco di estrazione.
Il governo saudita, quindi, prevede di basarsi interamente sulle importazioni dal 2016 in poi.
Teoricamente, l’Arabia Saudita potrebbe investire 200 Miliardi di $ USA nella costruzione di desalinizzatori per produrre l’acqua che le serve(*), dato che ha un surplus commerciale di 100 di $ USA all’anno. Ma la desalinizzazione richiede ingenti quantità di energia (4kW/m3 al meglio, attualmente) e quindi questo richiederebbe l’utilizzo di energia pari a circa il 3% della produzione attuale di petrolio. Il che non è saggio, in quanto lo stesso petrolio è una fonte non rinnovabile. D’altro canto, una simile necessità energetica richiederebbe l’uso di energia nucleare, che produrrebbe tutta una serie di problemi politici e renderebbe il regno dipendente dalle importazioni di uranio.

La situazione non è molto differente per altri paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (come la Libia). Una possibilità sarebbe quella di usare energia solare per desalinizzare l’acqua, ma il costo sarebbe superiore a quello dell’opzione nucleare (nell’ordine di alcune centinaia di miliardi di $).

Questo potrebbe avere interessanti sviluppi:
1) L’Arabia Saudita e gli altri paesi del Medio Oriente avranno la necessità di spendere molto più denaro per importare cibo per tenere sotto controllo la popolazione, denaro che non potranno spendere in finanziamenti alla Jihad, alla Da’wa ed in armi.
2) Il costo della vita in quei paesi aumenterà di molto, limitando ulteriormente la fertilità e la crescita della popolazione.
3) Se le cose vanno molto male potremmo vedere una emigrazione di massa da quei paesi, se la popolazione inizia a non avere abbastanza da mangiare e/o se la situazione politica inizia a destabilizzarsi.
In questo caso si spera che la situazione politica in Europa sia ostile ad una loro immigrazione.

(*)supponendo che la popolazione smetta di crescere ulteriormente, cosa che non avverrà prima di un decennio o due – la fertilità media tra un decennio sarà al livello di sostituzione, ma la popolazione crescerà ancora comunque, per inerzia per un decennio o due dopo, prima di iniziare a crollare.

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Produzione petrolifera iraniana in calo

E non perché calano i prezzi, ma perché scompaiono gli investitori.

Sembra che dopo la dipartita dei giapponesi, dissuasi anche dalle pressioni USA, anche i cinesi stiano riconsiderando l’opportunità e la convenienza di investire nel settore petrolifero iraniano.

 A quanto pare, il petrolio di Azadegan è ben poco interessante per icinesi, dato che è petrolio “pesante” e “amaro”, quindi non raffinabile dalle raffinerie cinesi che sono per lo più progettate per raffinare petrolio “leggero” e “dolce”. I cinesi mancano sia del know-how per quelle raffinerie (una è in costruzione in Cina da parte di una compagnia occidentale), che dell’interesse di mettersi contro gli USA sulla questione.

Gli unici che hanno il know-how e gli impianti per raffinare quel tipo di petrolio sono gli europei, gli USA, il Giappone. Gli stessi con cui l’Iran si è messo in totta di collisione politica e militare, oltre che economica. Se si calcola che la diminuzione del prezzo del petrolio è stata del 25% e quella della produzione del 15%, si vede che, come minimo, le entrate petrolifere dell’Iran sono dimnuite del 30-35%.

Ovviamente, i contratti di fornitura di greggio rendono un po’ più stabili i flussi di cassa per l’Iran, ma significano anche che i prezzi non sono stati così lucrativi come si poteva pensare. Dato che, però, il petrolio sta diventando l’unica fonte di finanziamento dell’economia iraniana, il governo iraniano sta diventando sempre più esposto alle fluttuazioni del merato petrolifero mondiale.

In queste condizioni, la stabilità del regime viene facilmente compromessa da una instabilità dei mercati energetici, dato che produce un aumento dei costi (in caso di prezzi in salita) e una diminuzione dei margini di vendita (in caso di prezzi in discesa). Dopo tutto, un regime è stabile fino a che riesce a riempire la pancia dei suoi fedeli e a tenere sottomessi gli altri. Senza la prima condizione, la seconda è impossibile. E il sostegno a Siria, Hezbollah, guerriglia irachena, le spese per manetenere i Pasdaran e i Basiji non aiutano certo a far quadrare i conti.

Hezbollah: soldi facili, soldi falsi

Tblog: Hezbollah: soldi facili, soldi falsi
Divertente questa notizia riportata da Tblog.
Non mi stupirebbe particolarmente se fosse vera.
Nelle condizioni finanziarie in cui si trova, l’Iran non ha il denaro per ricostruire l’arsenale di Hezbollah in breve tempo, a meno che non decida di svuotare il suo. Non che la popolazione iraniana sia particolarmente felice di investire ogni anno 250 milioni di $ in Hezbollah.
Quindi, di soldi da spendere per ricostruire le case libanesi, fossero anche solo quelle degli shiiti fedeli a Hezbollah, non ci sono proprio.

Quindi ci sta tutta una manovra propagandistica per far finta di pagare soldi veri a una figurante, senza pagare poi nessuno in realtà; oppure di pagare con soldi falsi. Probabilmente potrebbe trattarsi solo di un mix delle due cose.
I miliziani più fedeli e importanti saranno risarciti dei danni subiti per intero, mentre altri riceverano somme molto meno importanti, in tutto o in parte con soldi falsi.

Interessante questi articoli su Le Guerre Civili, dove si parla di una interessante mossa strategica di USA e Israele, per vedere il bluff dei pacifinti terzomondisti europei e metterli nelle condizioni di far vedere esattamente quello che valgono; in un’altro articolo, Le Guerre Civili parla anche del petrolio, del gas naturale e delle condotte che girano per il mondo e di come sono legate alla politica mondiale di tutti i paesi, senza distinzioni.
In quest’ultimo articolo il mio commento è che, nel tentativo di assicurarsi dal controllo dei concorrenti / alleati, moltissimi paesi produttori stanno sviluppando reti di distribuzione del gas e del petrolio che, alla fine, sono ridondanti. Non posso far a meno di notare che l’invasione USA dell’Iran avrebbe come conseguenza l’apertura all’Occidente di tutto il Centro Asia, tagliando fuori completamente la Russia. Lo stesso effetto avrebbe anche la costruzione di un tratto di condutture che attraversasse il Mar Caspio e collegasse le condotte dell’Azerbaijan a quelle del Kazakistan e del Turkmenistan.