Due aziende offrono la sequenzializzazione del genoma personale

Ci sono già due aziende che offrono un servizio di sequenzializzazione del genoma umano per i loro clienti: la  23andMe per 999$ e la deCODEme per 985$.

23andMe  si offre di sequenzializzare 600.000 loci del genoma, mentre la deCODEme offre di sequenzializzare 1.000.000 loci del genoma.

Entrambe le aziende si propongono non solo di sequenzializzare il genoma dei loro clienti (in effetti solo una parte di tutto il genoma), ma di permettere ai loro clienti di vedere le caratteristiche ereditate dai genitori o dai nonni, le somiglianze genetiche con i loro familiari o i loro amici, da che popolazioni discendono i loro antenati, le loro predisposizioni e, cosa più importante, di conoscere le probabilità di sviluppare 17 patologie basandosi sulla letteratura corrente (ovviamente il numero in futuro aumentera di molto).

L’obiettivo, ovviamente, è di sequenzializzare tutto il DNA, come è già stato fatto per James Dewey Watson ad un costo di 1.000.000 di $. Ma il servizio è già disponibile ad un prezzo “scontato” di soli 300.000$.

Prevedibilmente, il costo della sequenzializzazione parziale e di quella totale scenderà nei prossimi anni, come è successo con i computer. La mia previsione è che l’anno prossimo potremmo benissimo vedere gli stessi servizi offerti per un prezzo di 500-750$ invece che di 1.000$ e che la sequenzializzazione completa scenderà intorno ai 100.000$.

Il campo della genomica personale vale miliardi di $ per chi riuscirà a vendere i servizi collegati ad essa, ma varrà anche 10 anni di vita produttiva in più per noi consumatori.

23AndMe Will Decode Your DNA for $1,000. Welcome to the Age of Genomics

Slashdot | Two Companies Now Offering Personal Gene Sequencing

My Genome, Myself: Seeking Clues in DNA – New York Times

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Il ritorno della schiavitù in Europa

Se qualcuno dei miei lettori ha mai letto “The Road to Serfdom” di  Friedrich von Hayek sa che la strada per uno stato totalitario è spesso lastricata di buone intenzioni andate molto male e sopratutto da uno società statalista.

Non solo c’è una legge che vieta agli infermieri di scioperare e da alla polizia il potere di costring

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erli a lavorare, ma adesso, dopo che gli infermieri hanno minacciato di licenziarsi in massa (12.000 subito più altre 3.600 inseguito) dopo aver dato il preavviso previsto dalla legge e dal contratto (due settimane per alcuni e un mese per altri), il parlamento finlandese vuole far passare una legge che impedisce agli infermieri di licenziarsi se il loro lavoro è considerato necessario per la sopravvivenza dei pazienti.

Questa pratica si chiama schiavitù, anche se viene giustificata con il richiamo al bene dei pazienti. Non c’è nulla di sbagliato se un infermiere decide di lasciare il suo lavoro e lo fa secondo i termini contrattuali previsti. Lo stato finlandese si è assunto l’onere di provvedere alla salute e alla cura dei suoi cittadini; ma non può scaricare questo onere sulle spalle di individui non consenzienti. Se il lavoro degli infermieri è tanto importante, che diano gli aumenti che sono richiesti dagli infermieri e che erano stati promessi in campagna elettorale. Oppure che importino infermieri da qualche altro paese per sostituirli.
Finland’s nurses brace for forced return – Financial Times- msnbc.com

Parliament passes text of patient protection bill

Misurare l’invecchiamento con i biomarkers (e la metformina)

Da Ouroboros leggo questo interessante post al riguardo.

Per determinare se un medicinale è efficace nel rallentare, bloccare o invertire gli effetti dell’invecchiamento, fino ad ora l’unico modo era di misurare la vita dei soggetti studiati (uomini, topi, moscerini, lieviti, etc.); cosa che richiede parecchio tempo, in particolare per umani e topi. Due ricercatori (Spindler and Mote) hanno condotto uno studio per sviluppare un approccio che usi i biomarkers per determinare se un medicinale ha effetto sull’invecchiamento. Questo permette sia di verificare più biomarkers contemporaneamente, di modo da limitare la possibilità che un singolo markers dia indicazioni errate a causa di variazioni individuali dei soggetti (ad esempio, la densità delle ossa), ma anche di misurare quantitativamente l’effetto (e.g. il medicinale A produce un effetto 1x, 2x, 3x rispetto al medicinale B).

Questo approccio può accellerare di molto la velocità con cui si possono testare gli effetti di sostanze nuove o vecchie e quindi produrre un incremento delle informazioni necessarie a sviluppare una terapia anti-invecchiamento efficace.

Se anche le terapie anti invecchiamento trovate nei prossimi anni estendessero la vita media e la vita produttiva di pochi anni, questo permetterebbe di ridurre la spesa sanitaria e sociale e avvicinerebbe moltissime persone alla possibilità di usufruire delle terapie longeviste che saranno sviluppate negli anni successivi.